Spendere 250 o 300 euro in più al momento dell’acquisto per portarsi a casa una lavatrice o un frigorifero di classe A anziché C o D raramente si traduce in un vero guadagno economico. Nella maggior parte dei casi d’uso ordinari, il risparmio annuo sulla bolletta elettrica è talmente ridotto che servirebbero tra i 12 e i 25 anni solo per recuperare il sovrapprezzo iniziale, superando spesso la vita stimata del prodotto.
Con l’aggiornamento dell’etichetta energetica europea introdotto dal regolamento quadro dell’Unione Europea, le vecchie scale con i “più” (A+++, A++) sono state sostituite da una scala netta da A a G. I criteri per entrare nelle fasce più alte sono diventati severissimi e i produttori fanno pagare a caro prezzo l’ingegneria necessaria a conquistare quei gradini. Il punto è capire se quel prezzo ha senso per le tasche di chi compra.

Il divario reale tra etichetta e bolletta
A parità di capacità, la differenza di assorbimento tra un modello di classe A e uno di classe C o D non equivale a dimezzare la bolletta di casa. Si parla quasi sempre di una manciata di kilowattora all’anno.
Ipotizzando un costo medio dell’energia elettrica per il mercato tutelato o libero residenziale attorno a 0,25-0,30 €/kWh (valori monitorati periodicamente da ARERA), i calcoli mostrano cifre molto lontane dall’immaginario comune:
- Frigorifero combinato (circa 300-350 litri): resta acceso 24 ore su 24 per 365 giorni. Un modello in classe A consuma circa 100-110 kWh all’anno, mentre un equivalente in classe D si attesta sui 200-210 kWh. Il divario è di circa 100 kWh annui, pari a un risparmio effettivo di circa 25-30 euro all’anno.
- Lavatrice (capacità 8-9 kg): l’etichetta misura il consumo su 100 cicli con programma Eco 40-60. Una classe A consuma circa 45-48 kWh ogni 100 lavaggi; una classe C circa 62-65 kWh. La differenza è di meno di 20 kWh ogni 100 utilizzi: per una famiglia media che effettua circa 200 lavaggi all’anno, parliamo di circa 10-12 euro di differenza annua.
- Lavastoviglie (13-14 coperti): tra una classe A (circa 54 kWh per 100 cicli) e una classe D (circa 84 kWh) ci sono 30 kWh di scarto. Con 200 lavaggi all’anno, il risparmio si aggira sui 15-18 euro all’anno.
Se il frigorifero di classe A costa 400 euro in più rispetto a un modello identico per capienza e finiture in classe D, serviranno almeno 13-15 anni di funzionamento continuo per raggiungere il punto di pareggio. Se la scheda elettronica o il compressore cedono al decimo anno, quell’investimento si è chiuso in perdita.
Quando il salto di classe ha senso (e quando no)
Il pareggio economico non dipende dall’etichetta, ma dall’intensità di utilizzo e dal tipo di carico termico o meccanico.
Ci sono elettrodomestici in cui la tecnologia fa una differenza enorme. L’esempio più evidente è l’asciugatrice: il passaggio dai vecchi modelli a resistenza elettrica (classi basse) a quelli con pompa di calore (classi A++ e superiori del vecchio sistema, o classi elevate attuali) taglia i consumi di oltre il 50%, portando risparmi tangibili di 60-90 euro all’anno se usata con regolarità nei mesi freddi. In quel caso, il sovrapprezzo iniziale si ammortizza in 4-6 anni.
Al contrario, su apparecchi usati saltuariamente o con cicli brevi, inseguire la classe A è quasi sempre uno spreco. Se una lavatrice viene avviata due volte a settimana da un single o da una coppia, il divario di costo rispetto a una classe B o C non verrà recuperato nell’intero ciclo di vita della macchina.
L’inganno dei test standardizzati
C’è un altro dettaglio tecnico che incide sul conto finale: i consumi dichiarati sull’etichetta europea derivano da test di laboratorio standardizzati, quasi sempre effettuati sul programma Eco.
Se si acquista una lavatrice di classe A ma si lavano abitualmente capi con programmi rapidi da 30 o 60 minuti a 40°C, la macchina esclude le strategie di risparmio (che richiedono tempi lunghi per compensare temperature d’acqua più basse) e scalda l’acqua velocemente con la resistenza. Il consumo effettivo sale, assottigliando ulteriormente il vantaggio teorico per cui si è pagato un extra al negozio.
La regola pratica per orientarsi al momento dell’acquisto è semplice: confrontare sempre il consumo annuo in kWh indicato sull’Energy Label, moltiplicarlo per 0,30 euro e calcolare la differenza rispetto al prezzo di listino. Se il tempo di ammortamento supera gli 8 anni, optare per la classe immediatamente inferiore (B o C) è quasi sempre la scelta finanziariamente più sensata.
DOMANDE FREQUENTI
Cosa significa se trovo ancora elettrodomestici con le classi A+++ o A+?
La scala da A a G è già attiva per frigoriferi, lavatrici, lavasciuga, lavastoviglie, televisori e sorgenti luminose. Altre categorie, come forni, cappe e asciugatrici, adotteranno la nuova etichetta progressivamente nei prossimi calendari comunitari: su questi prodotti le vecchie classi con i segni “più” sono ancora regolari.
Comprare una classe energetica più bassa significa acquistare un prodotto meno affidabile?
No. La classe misura esclusivamente l’efficienza energetica rispetto a un ciclo standard di prova, non la qualità costruttiva dei cuscinetti, della vasca, del motore o della componentistica interna. Un modello di classe B o C di un produttore affidabile dura spesso più a lungo di un modello di classe A assemblato al risparmio per contenere i costi di fabbricazione.
FONTI UTILIZZATE
- ARERA – Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente: monitoraggio prezzi e condizioni tariffarie dell’energia elettrica per il mercato residenziale.
- Commissione Europea – Quadro sull’etichettatura energetica: regolamento (UE) 2017/1369 e relative norme delegate per il riscalaggio da A a G.
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