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C’è un pianeta all’interno della Terra

VEB Nov 9, 2023

Il nostro globo cela misteri profondi, alcuni ancora celati nei suoi strati geologici dopo miliardi di anni.

Recentemente, la comunità scientifica ha rivolto la propria attenzione verso due enigmatiche strutture all’interno del mantello terrestre. Ricerche avanzate suggeriscono che questi due “massi” potrebbero essere residui di un cataclisma antico che contribuì alla nascita della Luna.

Ce un pianeta a interno della Terra
Foto@Pixabay

Si ipotizza che, più di quattro miliardi e mezzo di anni fa, un evento di collisione con un protopianeta ha segnato non solo la creazione del nostro satellite naturale ma ha anche lasciato marchi indelebili nel mantello della Terra. Tali vestigia, oggi identificate come province di bassa velocità di taglio (LLVP), si differenziano dal resto del mantello in quanto le onde sismiche vi viaggiano con minore rapidità, indicando possibili variazioni termiche o compositive, o entrambe.

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Questi LLVP costituiscono circa il 4% del volume del mantello e sono posizionati principalmente sotto il continente africano e il Pacifico. Superando le teorie iniziali, le ricerche di Qian Yuan del California Institute of Technology, in collaborazione con esperti di scienze planetarie, hanno aperto nuove strade nell’interpretare le conseguenze dell’impatto lunare sul mantello terrestre. Hanno eseguito simulazioni per tracciare la distribuzione dei detriti dell’impatto nel mantello nel corso di miliardi di anni.

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I risultati delle simulazioni indicano che durante la collisione con un oggetto delle dimensioni di Marte, soltanto la parte superiore del mantello si fuse a causa dell’intenso calore, lasciando intatta la parte inferiore. Yuan ha scoperto che questo strato inferiore conservò più del 10% del mantello simulato, una dimensione che sorprendentemente corrisponde a quella dei blocchi del mantello attualmente osservati.

Con l’avanzamento dello studio, si è ipotizzato che il materiale dell’oggetto impattante, essendo più denso del mantello, sarebbe affondato e si sarebbe solidificato a grandi profondità, senza amalgamarsi con il nucleo terrestre. Questo corrisponde alle osservazioni attuali che indicano che i blocchi del mantello si trovano oltre i 2.000 chilometri di profondità e hanno una densità circa il 3% superiore rispetto all’ambiente circostante. Yuan ha sottolineato che questa maggiore densità ha permesso a questi resti di rimanere sopra il nucleo per tutti questi miliardi di anni.

Parallelamente, un’altra ricerca pubblicata un mese prima ha raggiunto conclusioni analoghe, pur non associando direttamente questi fenomeni con l’origine della Luna, ha sostenuto che gli LLVP potrebbero contenere metalli preziosi, consegnati al nostro pianeta da impatti antichi. Queste scoperte, insieme alle indagini di Yuan, lasciano pensare che tali blocchi mantellici possano includere materiale proveniente da diverse collisioni astrali avvenute durante l’era primordiale della Terra.

La comprensione di questi blocchi è vitale. Yuan sostiene che influenzano significativamente i processi geologici terrestri, avendo un rapporto diretto con i pennacchi del mantello, zone di magma più caldo che alimentano l’attività vulcanica, come le eruzioni di kimberlite che liberano diamanti. Questa attività vulcanica offre ai geoscienziati uno spaccato unico sulla geochimica dei blocchi del mantello, dato che le eruzioni basaltiche possono includere tracce di magma proveniente da queste strutture.

Sebbene la maggior parte del corpo impattante sia diventata la Luna, analizzando le rocce terrestri in confronto con i campioni lunari, potremmo decifrare la loro origine comune. Questo tipo di analisi potrebbe diventare possibile grazie ai campioni raccolti nelle future missioni Artemis sulla Luna.

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