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Qual è la canzone più odiata di sempre? La scienza del tormentone (e perché non riesci a dimenticarlo)

Angela Gemito Giu 19, 2026

Se provi a chiedere in giro qual è la canzone più odiata della storia, la maggior parte delle persone ti risponderà senza esitazione: “Baby” di Justin Bieber, storicamente il video con più “non mi piace” su YouTube, oppure il tormentone virale “Friday” di Rebecca Black. Tuttavia, se parliamo di neuroscienze e algoritmi, la vera “canzone più odiata di sempre” è un esperimento scientifico chiamato “The Most Unwanted Song”, creata a tavolino dai pionieri della pop art concettuale Komar e Melamid insieme al compositore Dave Soldier per unire in un unico brano tutto ciò che l’orecchio umano detesta inconsciamente.

In sintesi

  • I colpevoli pop: A livello commerciale, “Baby” di Justin Bieber e “Friday” di Rebecca Black detengono i record storici di sdegno digitale e recensioni negative.
  • L’esperimento scientifico: La vera canzone più odiata di sempre è “The Most Unwanted Song”, un brano del 1997 progettato statisticamente per irritare gli ascoltatori.
  • Il mix letale: Questa traccia unisce musica lirica, fisarmoniche, canzoni per bambini, cornamuse e pubblicità urlate.
  • Perché le odiamo: Il nostro cervello detesta la ripetitività estrema, ma ne rimane catturato a causa del fenomeno cognitivo del “tarlo dell’orecchio” (earworm).

La risposta breve: i dati contro la scienza

Se guardiamo ai dati delle piattaforme digitali, la medaglia d’oro del dissenso popolare se la contendono il pop adolescenziale dei primi anni 2010 e i tormentoni estivi che superano il punto di rottura della pazienza collettiva. “Baby” di Justin Bieber ha collezionato oltre 12 milioni di “dislike” prima che YouTube nascondesse il contatore pubblico.

Ma se ci spostiamo sul piano accademico, la canzone più odiata in assoluto non è nata per caso: è stata progettata nel 1997 da un team di artisti e scienziati per includere ogni singolo elemento musicale, testuale e strutturale che la popolazione mondiale dichiara di non sopportare. Il risultato è un collasso uditivo di 25 minuti che pochissimi riescono ad ascoltare fino alla fine.

Perché succede: la psicologia del fastidio musicale

Perché una canzone ci irrita così tanto? La risposta si nasconde nel modo in cui il nostro cervello elabora i pattern sonori. Gli psicologi cognitivi hanno individuato tre fattori principali che trasformano un brano in una tortura:

  • L’esposizione forzata: Il rifiuto aumenta esponenzialmente quando non siamo noi a scegliere la musica. Un tormentone trasmesso nei negozi, alla radio o nei video virali attiva una reazione di frustrazione legata alla perdita di controllo sul nostro ambiente sonoro.
  • La violazione delle aspettative: Il nostro cervello ama prevedere l’andamento di una melodia. Se un brano è troppo banale (iper-prevedibile) ci annoia e ci irrita; se rompe le regole in modo sgradevole, genera fastidio.
  • La struttura del “Tarlo dell’Orecchio” (Earworm): Ironia della sorte, le canzoni che odiamo di più sono quelle che si fissano nella memoria a lungo termine. Questo accade perché possiedono intervalli melodici semplici e un ritmo ripetitivo che inganna la corteccia uditiva, costringendola a un loop continuo.

Il dettaglio curioso: com’è nata la canzone “progettata per essere odiata”

Negli anni ’90, gli artisti Vitaly Komar e Alexander Melamid, insieme al compositore Dave Soldier, decisero di condurre un sondaggio su un campione di migliaia di persone per mappare i gusti musicali della popolazione. Chiesero cosa amassero e cosa detestassero in un brano: strumenti, generi, temi dei testi e durata.

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Invece di usare i dati solo per creare la “canzone perfetta”, presero tutte le risposte negative e le unirono in “The Most Unwanted Song”. Il brano include:

  1. Una sezione ritmica composta da una fisarmonica, una cornamusa e un sintetizzatore techno.
  2. Un soprano lirico che canta versi rap improvvisati.
  3. Un coro di bambini che intona canzoni natalizie interrotto da urla metalliche.
  4. Messaggi pubblicitari recitati ad alta voce che invitano a fare acquisti nei grandi magazzini.

Secondo i calcoli dei creatori, meno dell’1% delle persone può ascoltare l’intera traccia senza provare un reale senso di disagio fisico o mentale.

Cosa spesso viene frainteso sul rifiuto musicale

Spesso pensiamo che una canzone venga odiata perché è “scritta male” o perché l’artista non ha talento. In realtà, la musica commerciale più criticata è spesso un capolavoro di ingegneria finanziaria e neuroscientifica.

Brani come “Friday” di Rebecca Black o “Axel F” di Crazy Frog sono stati scritti da produttori professionisti che conoscono perfettamente le regole della memorizzazione. Non vengono odiati perché sono fatti male, ma perché funzionano fin troppo bene nel catturare l’attenzione dell’algoritmo e della nostra mente, superando la soglia del comune senso del gusto estetico. L’odio, in questo caso, è solo l’altra faccia di un’ossessione uditiva di massa.

FAQ

Qual è il video musicale con più “Non mi piace” nella storia di YouTube?

Storicamente, il video musicale musicale con il maggior numero di “dislike” è stato “Baby” di Justin Bieber, superato in assoluto nella piattaforma solo dal video riassuntivo YouTube Rewind 2018.

Esiste una canzone usata per la tortura psicologica?

Sì, diverse canzoni pop e canzoni per bambini molto ripetitive (come il tema del dinosauro Barney o brani heavy metal) sono state storicamente utilizzate in contesti di interrogatorio militare e privazione del sonno per destabilizzare psicologicamente i prigionieri.

Perché i tormentoni estivi diventano così odiosi dopo pochi mesi?

A causa del fenomeno della “saturazione cognitiva”. Il cervello, inizialmente stimolato dalla novità e dal ritmo ballabile, finisce per associare quel pattern sonoro ripetuto all’infinito a una sensazione di noia e fastidio da sovraesposizione.

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Tags: musica neuroscienze

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