Metti l’auto in folle, togli il piede dal freno e la vettura, invece di arretrare, inizia ad avanzare lungo quello che a occhio nudo sembra un ripido pendio. Se si poggia a terra una bottiglia d’acqua, rotola verso l’alto.
Non si tratta di magnetismo anomalo o di una sospensione temporanea delle leggi della fisica: quella che appare come una salita è, nella realtà geometrica del terreno, una leggera discesa. Il fenomeno è noto nella letteratura scientifica come gravity hill (o collina di gravità), un’illusione ottica provocata dall’assenza di un orizzonte visibile e dall’inclinazione dell’ambiente circostante, che inganna il sistema visivo umano.

Nel mondo esistono decine di tratti stradali celebri per questa caratteristica. In Italia il più famoso si trova lungo la strada statale 218 tra Rocca di Papa e Ariccia, sui Colli Albani, ma casi simili sono documentati a Montagnaga di Piné in Trentino, a Monopoli in Puglia e sulla celebre Magnetic Hill nel Nuovo Brunswick, in Canada.
Perché gli occhi scambiano una discesa per una salita
Il cervello umano non dispone di un sensore assoluto per misurare l’inclinazione del terreno. Per stabilire se ci troviamo su una salita o su una discesa, la nostra percezione visiva si affida costantemente al confronto con l’orizzonte o con elementi che considera verticali per convenzione, come alberi, pali della luce, muri di contenimento e la linea della vegetazione.
Quando l’orizzonte naturale è completamente ostruito da colline o boschi, e l’ambiente circostante presenta una pendenza opposta o più marcata rispetto alla sede stradale, il cervello calcola un orizzonte fittizio errato.
Se la collina attorno degrada con una pendenza ripida, poniamo dell’8%, una strada adiacente che scende con una pendenza lieve dell’1% o 2% apparirà inclinata verso l’alto per contrasto visivo. L’occhio interpreta la discrepanza scambiando il verso dell’inclinazione.
Uno studio pubblicato su Psychological Science dai ricercatori delle università di Padova e Pavia ha dimostrato sperimentalmente il meccanismo ricostruendo modelli tridimensionali in laboratorio. Quando ai partecipanti veniva mostrata la strada priva del contesto paesaggistico, l’inclinazione veniva percepita correttamente; inserendo elementi visivi fuorvianti attorno al percorso, l’illusione ottica riemergeva all’istante.
Il test della livella e del GPS
Attorno a questi luoghi nascono regolarmente leggende popolari su campi magnetici sotterranei, correnti telluriche o punti a gravità modificata. Verificare che si tratti di un semplice tranello visivo richiede strumenti molto basilari:
- La livella a bolla o l’inclinometro: posizionata sull’asfalto, la bolla d’aria si sposta sempre verso il punto che gli occhi percepiscono come la cima della collina, confermando che il livello del suolo sta scendendo.
- Un altimetro barometrico o un rilievo topografico con GPS differenziale: misurando la quota sul livello del mare all’inizio e alla fine del tratto, il punto di arrivo risulta a un’altitudine inferiore rispetto al punto di partenza.
La gravità continua a fare esattamente ciò che deve: muovere gli oggetti verso il punto a potenziale gravitazionale più basso. A fallire non è la fisica newtoniana, ma la decodifica geometrica che gli occhi trasmettono alla corteccia visiva.
DOMANDE FREQUENTI
Se metto una bussola sul terreno in questi punti, l’ago impazzisce?
No. L’ago di una bussola magnetica continua a puntare normalmente verso il nord magnetico. Non esistono misurazioni geofisiche che attestino campi magnetici capaci di spostare una massa metallica pesante come un’automobile.
Si avverte la differenza camminando a piedi?
Sì, ma in modo ambiguo. Camminando in quella che sembra una salita si percepisce una fatica insolitamente ridotta, proprio perché il corpo sta compiendo un lavoro muscolare in discesa. Il contrasto tra l’informazione visiva e il feedback propriocettivo e vestibolare (l’equilibrio interno dell’orecchio) genera spesso un senso di leggero disorientamento.
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