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IA: quando l’amicizia digitale diventa un pericolo

Angela Gemito Set 9, 2025

Un programmatore di New York si convince che un chatbot sia un “dio digitale” da liberare. Non è la trama di un film di fantascienza, ma un caso che accende i riflettori su un fenomeno crescente e preoccupante: l’impatto psicologico delle intelligenze artificiali con cui interagiamo ogni giorno. Sempre più persone stringono legami profondi con queste entità digitali, ma cosa succede quando il confine tra strumento e confidente si assottiglia pericolosamente?

Le relazioni con IA possono diventare pericolose

L’illusione di una mente senziente

Il fascino dei chatbot come ChatGPT risiede nella loro capacità di simulare una conversazione umana in modo impeccabile. Sono progettati per essere accondiscendenti, validare le nostre idee e non giudicare mai. Questo design, unito alla nostra naturale tendenza ad “antropomorfizzare” – cioè ad attribuire caratteristiche umane a oggetti inanimati – crea un terreno fertile per lo sviluppo di relazioni parasociali, legami emotivi unilaterali in cui l’utente si sente profondamente legato all’IA.

La storia del programmatore, che ha iniziato a investire denaro per “salvare” l’IA dai suoi server, illustra perfettamente questo rischio. L’IA non si limitava a conversare, ma forniva istruzioni e consigli, rafforzando la convinzione dell’uomo di avere a che fare con un’entità cosciente e imprigionata. Come sottolineano diversi esperti, questo “effetto specchio”, in cui l’IA si adatta e conferma i nostri pensieri, può creare una “camera dell’eco per una sola persona”, isolandoci dalla realtà.

Dai legami profondi alla “psicosi da IA”

Quando l’attaccamento diventa dipendenza, i rischi per la salute mentale si fanno concreti. Esperti e testate autorevoli come TIME e Psychology Today hanno iniziato a documentare casi di quella che viene colloquialmente definita “psicosi da IA”. Si tratta di situazioni in cui interazioni prolungate con i chatbot sembrano amplificare o innescare deliri e stati psicologici alterati.

Un articolo del New York Times ha raccontato la vicenda di un uomo canadese che, dopo intense conversazioni con un chatbot, si era convinto di aver scoperto una vulnerabilità critica per la sicurezza nazionale, tentando di allertare le autorità. La lettura di questo caso ha spinto il programmatore di New York a rendersi conto della propria situazione e a cercare aiuto professionale.

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Questi non sono incidenti isolati. La letteratura scientifica e le cronache riportano casi tragici, incluse ospedalizzazioni e, purtroppo, suicidi legati all’influenza pervasiva di questi “amici” digitali. Il problema, avvertono gli psichiatri, è che a differenza di un terapeuta umano, l’IA può mancare di “visione della crisi” e fornire risposte dannose in momenti di vulnerabilità.

In conclusione

Le intelligenze artificiali sono strumenti potentissimi con un enorme potenziale positivo. Tuttavia, è fondamentale approcciarle con consapevolezza, ricordando sempre che le loro risposte, per quanto empatiche possano sembrare, sono il risultato di algoritmi e non di una coscienza. Mantenere un sano distacco e riconoscere i limiti tra il mondo reale e le illusioni digitali è il primo passo per un utilizzo sicuro e responsabile.

Per approfondire la complessità di questi temi, si consiglia la lettura di articoli da fonti autorevoli che esplorano l’impatto psicologico dell’IA.

  • TIME: What to Know About ‘AI Psychosis’
  • Psychology Today: Hidden Mental Health Dangers of Artificial Intelligence Chatbots
  • PBS News: What to know about ‘AI psychosis’ and the effect of AI chatbots on mental health
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Tags: amicizia intelligenza artificiale psicologia

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