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Il super algoritmo svela i segreti millenari nascosti nel deserto peruviano

Angela Gemito Mag 22, 2026

Il deserto peruviano custodisce segreti millenari che l’occhio umano non è mai riuscito a decifrare completamente. Oggi una nuova tecnologia ha guardato dove noi vedevamo solo roccia, stravolgendo la storia dell’archeologia.

Il super occhio che vede l’invisibile

Per secoli abbiamo sorvolato le linee di Nazca cercando di mapparne i profili visibili dall’alto.

Molte figure sono così sbiadite dall’erosione che risultavano del tutto invisibili ai normali rilievi fotografici.

La svolta è arrivata grazie a un team di ricercatori della Yamagata University in collaborazione con IBM.

Gli scienziati hanno addestrato un sistema di intelligenza artificiale deep learning.

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Questo algoritmo ha analizzato migliaia di immagini satellitari ad altissima risoluzione.

Il risultato ha superato ogni aspettativa dei ricercatori sul campo.

L’AI ha individuato ben 303 nuovi geoglifi in pochi mesi di scansioni digitali.

Per capire l’impatto di questa tecnologia, basti pensare che l’uomo aveva impiegato quasi un secolo per trovarne un numero simile.

Non solo giganti: cosa si nascondeva tra la sabbia

A differenza delle immense linee geometriche già note, queste nuove figure sono più piccole e intime.

I disegni si concentrano principalmente lungo antichi sentieri e vie di comunicazione.

La fauna del deserto emerge con una precisione mai vista prima.

I ricercatori hanno catalogato soggetti sorprendenti:

  • Umanoidi stilizzati che sembrano compiere rituali
  • Animali domestici come i camelidi selvatici
  • Uccelli esotici e balene killer con coltelli rituali
  • Scene di interazione tra figure umane e natura

Questi simboli non erano fatti per essere visti dagli dei nel cielo.

La loro posizione suggerisce che fossero segnali stradali millenari per i viandanti.

Chi camminava nel deserto poteva leggere queste immagini a livello degli occhi.

Una civiltà molto più complessa del previsto

La scoperta cambia radicalmente la nostra comprensione della cultura Nazca.

Il deserto non era un enorme tempio vuoto e silenzioso.

Si trattava invece di uno spazio vivo, costantemente attraversato e decorato.

I piccoli geoglifi di tipo “rilievo” venivano creati rimuovendo le pietre scure per far emergere il terreno chiaro sottostante.

Questa tecnica richiedeva uno sforzo collettivo coordinato e tramandato per generazioni.

Le figure risalgono a un periodo compreso tra il 200 a.C. e il 500 d.C.

L’intelligenza artificiale ha permesso di accelerare un lavoro di catalogazione che avrebbe richiesto decenni.

Resta però un grande interrogativo scientifico da risolvere.

Molti dei soggetti rappresentati non appartengono all’ecosistema del deserto, come alcune specie marine e uccelli tropicali.

Il futuro della ricerca archeologica globale

L’esperimento in Perù è solo l’inizio di una nuova era per la tutela del patrimonio umano.

L’algoritmo ha già selezionato altri 960 potenziali siti da verificare con scavi mirati.

La tecnologia non sostituisce l’archeologo, ma ne amplifica le capacità di indagine.

Ogni anno le tempeste di sabbia rischiano di cancellare queste tracce per sempre.

Oggi abbiamo finalmente gli strumenti per salvare questa memoria digitale prima che svanisca.

Il deserto di Nazca non ha ancora finito di parlare.

Le risposte ai misteri del passato potrebbero nascondersi nei server che analizzano la terra.

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Tags: intelligenza artificiale linee di nazca

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