Quel fischio, ronzio o fruscio che senti anche nel silenzio più totale non è “colpa dei nervi”, ed è più diffuso di quanto pensi: colpisce tra il 10% e il 25% degli adulti, secondo i dati raccolti dal NIDCD, l’istituto americano che si occupa di sordità e disturbi della comunicazione (fonte).
In sintesi: l’acufene è la percezione di un suono senza una fonte esterna reale, quasi sempre legata a un’alterazione del sistema uditivo — esposizione al rumore, presbiacusia, tappi di cerume, farmaci ototossici o, più raramente, problemi vascolari o alla mandibola. Nella maggior parte dei casi non è pericoloso, ma va sempre valutato da un otorinolaringoiatra, soprattutto se compare all’improvviso o riguarda un solo orecchio.

Chi lavora in questo campo lo sa: l’acufene non è “una malattia”, è un sintomo. E come tutti i sintomi, dietro può nasconderci di tutto, da un banale tappo di cerume a qualcosa che merita attenzione seria. Il problema è che, proprio perché è così comune, molte persone se lo trascinano per mesi convinte sia normale invecchiare “con quel ronzio in sottofondo”.
Le cause più frequenti
La distinzione clinica di base è tra acufene soggettivo (lo sente solo il paziente, è la stragrande maggioranza dei casi) e acufene oggettivo (generato da un rumore reale nel corpo, che a volte un medico può percepire con lo stetoscopio). Sono due mondi diversi, con cause diverse.
Per l’acufene soggettivo, quello che arriva più spesso in ambulatorio, le cause principali sono:
- Esposizione a rumori forti, una tantum (un concerto, uno sparo) o ripetuta nel tempo (ambienti di lavoro rumorosi, cuffie a volume alto). È probabilmente la causa singola più comune tra i più giovani.
- Presbiacusia, la perdita uditiva legata all’età: dai 60 anni in su una quota importante della popolazione — secondo il Manuale MSD circa il 40% tra i 60 e i 69 anni — ha già qualche grado di ipoacusia, e l’acufene spesso viaggia insieme.
- Tappo di cerume o altre ostruzioni del condotto uditivo. Banale, ma capita di vedere pazienti spaventati che dopo una semplice pulizia dell’orecchio non sentono più nulla.
- Farmaci ototossici: alcuni antinfiammatori (FANS ad alte dosi), certi antibiotici, i chemioterapici a base di platino, alcuni diuretici. Se l’acufene compare dopo l’inizio di una nuova terapia, vale sempre la pena segnalarlo a chi te l’ha prescritta.
- Sindrome di Ménière, disturbi dell’articolazione temporo-mandibolare, emicrania, otiti e labirintiti.
Sull’acufene oggettivo, molto più raro, il discorso cambia: qui in genere si parla di turbolenze nel flusso sanguigno vicino all’orecchio (una carotide, una giugulare), piccoli tumori vascolari benigni come il glomo timpanico, o spasmi dei minuscoli muscoli dell’orecchio medio. Un dettaglio che molti sottovalutano è che, in questi casi, il suono è quasi sempre ritmato — pulsa col battito cardiaco, oppure ha un pattern regolare — e questo da solo è già un indizio diagnostico prezioso da riferire al medico.
Quando l’acufene è un campanello d’allarme
Qui le fonti sono abbastanza concordi: non è tanto l’acufene in sé a preoccupare, quanto il modo in cui compare. Meritano una visita urgente, non rimandabile:
- comparsa improvvisa insieme a una perdita di udito, anche parziale — c’è una finestra di circa 72 ore entro cui, in caso di sordità improvvisa, una terapia cortisonica ha più probabilità di essere efficace, quindi il tempo qui conta davvero;
- acufene monolaterale, cioè in un solo orecchio, specie se accompagnato da vertigini o instabilità nella marcia;
- acufene pulsante, sincrono col battito cardiaco;
- acufene comparso dopo un trauma cranico o cervicale.
Fuori da questi scenari, l’urgenza è minore, ma non significa che si debba ignorare. Un acufene che dura da settimane e comincia a disturbare il sonno o la concentrazione va comunque valutato — anche solo per escludere le cause più semplici da correggere, come il cerume.
Cosa succede dalla visita
L’otorinolaringoiatra parte quasi sempre da anamnesi e otoscopia, poi prescrive un esame audiometrico — questo, dicono le linee guida, andrebbe fatto praticamente a tutti i pazienti con acufene, anche quando l’udito sembra normale al colloquio. Se il quadro è monolaterale, asimmetrico o accompagnato da sintomi neurologici, il passo successivo è spesso una risonanza magnetica con mezzo di contrasto, soprattutto per escludere uno schwannoma vestibolare (il vecchio “neurinoma dell’acustico”): è raro, ma è la diagnosi che nessuno vuole perdere.
Per gli acufeni pulsanti si usa più spesso un’angio-TC, che permette di vedere sia i vasi sanguigni sia le strutture ossee dell’orecchio in un solo esame.
I rimedi che funzionano davvero
Qui bisogna essere onesti: non esiste, ad oggi, un farmaco specifico per l’acufene approvato per questo uso. Chi promette la pillola risolutiva sta vendendo qualcosa che la letteratura scientifica non conferma. Quello che invece ha basi solide è diverso, e va scelto in base alla causa e a quanto l’acufene sta pesando sulla vita quotidiana.
Quando c’è una perdita uditiva di base — ed è il caso più frequente — correggerla con un apparecchio acustico è spesso il primo intervento, e in una parte consistente dei pazienti l’acufene si attenua semplicemente perché il cervello torna a ricevere più informazioni sonore “vere” e smette di “riempire il vuoto” da solo. Molti apparecchi moderni integrano anche un generatore di suono programmabile pensato apposta per il mascheramento.
La terapia del suono in senso più ampio — rumore bianco, suoni naturali, dispositivi indossabili — non elimina l’acufene ma aiuta il cervello a non concentrarsi su di esso, e per molte persone è la differenza tra “conviverci” e “esserne ossessionati”. La terapia cognitivo-comportamentale lavora sullo stesso principio da un altro lato: non fa sparire il suono, ma smonta il circolo ansia-insonnia-ipervigilanza che spesso è la parte più invalidante del problema, più del rumore in sé. Ci sono protocolli strutturati, come la Tinnitus Retraining Therapy, che combinano le due cose.
Nella pratica capita spesso che le persone arrivino già stanche di aver provato integratori, gocce, rimedi trovati online, prima ancora di parlare con uno specialista — e questo, oltre a far perdere tempo, a volte ritarda la diagnosi di una causa che sarebbe stata facilmente trattabile, come un semplice tappo di cerume.
Un’osservazione utile qui: caffeina, alcol, stress e privazione di sonno non “causano” l’acufene nella maggior parte dei casi, ma quasi tutti i pazienti riferiscono che lo peggiorano percettivamente nei giorni in cui questi fattori sono più presenti. Non è un effetto placebo: ridurli non fa sparire il ronzio, ma spesso lo rende più gestibile.
Per i casi più resistenti, la ricerca sta esplorando dispositivi di neurostimolazione bimodale (che combinano stimolo acustico e stimolo elettrico o tattile) e altre tecniche di stimolazione neurale: qui i dati sono ancora in evoluzione, e le fonti non sono unanimi su quanto e per chi funzionino meglio — è un campo dove conviene farsi seguire da un centro con esperienza specifica, non improvvisare.
Perché conviene non aspettare
Un errore che si vede spesso è aspettare, sperando che passi da solo. A volte succede davvero, soprattutto se la causa era transitoria (un’otite, un tappo). Ma più l’acufene resta senza una causa individuata, più il cervello rischia di “abituarsi” a dargli attenzione, ed è proprio questo meccanismo — non il rumore in sé — a rendere più difficile il trattamento nei casi cronici, cioè quelli che durano da oltre tre mesi.
Domande frequenti
L’acufene può guarire completamente? Dipende dalla causa. Se è legato a un tappo di cerume o a un’otite, spesso sì, una volta risolto il problema di base. Se è legato a un danno uditivo permanente, di solito si punta più a gestirlo bene che a farlo sparire del tutto.
Lo stress può causare l’acufene da solo? Raramente lo scatena da zero, ma quasi sempre lo aggrava una volta presente. Gestire ansia e sonno è spesso parte del trattamento, non un dettaglio secondario.
Serve sempre la risonanza magnetica? No. Si prescrive soprattutto quando l’acufene è in un solo orecchio, asimmetrico rispetto all’udito, o accompagnato da sintomi neurologici — non è un esame di routine per ogni caso.
Gli integratori a base di Ginkgo biloba funzionano? Le evidenze scientifiche a supporto sono deboli e incoerenti tra gli studi. Non ci sono controindicazioni gravi nella maggior parte dei casi, ma non vanno considerati una cura, e non sostituiscono una visita.
Quando devo preoccuparmi davvero? Se l’acufene compare all’improvviso insieme a una perdita di udito, se è pulsante, se è solo in un orecchio con vertigini, o se segue un trauma alla testa. In questi casi conviene farsi vedere entro pochi giorni, non aspettare.
Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce una valutazione medica. In caso di acufene persistente, improvviso o accompagnato da altri sintomi, rivolgiti a un otorinolaringoiatra.
Fonti consultate:
- NIDCD – What Is Tinnitus?
- Manuale MSD – Acufeni
- Humanitas – Acufene: le cause e gli esami per la diagnosi
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