Sfiorare la superficie di un calorifero e scoprire che la parte superiore scotta mentre quella inferiore resta appena tiepida porta quasi sempre alla stessa conclusione: c’è un guasto. L’istinto suggerisce di correre a sfiatare la valvola dell’aria, convinti che all’interno sia rimasto un vuoto d’aria. Nella maggior parte dei casi, però, non serve a nulla.
Un termosifone caldo in alto e più fresco in basso funziona esattamente come previsto dai principi della termoidraulica. L’acqua calda entra dall’alto o dal lato della valvola, cede gradualmente calore alla stanza mentre attraversa gli elementi metallici e scende verso il basso, uscendo dal raccordo di ritorno a una temperatura inferiore. Questo divario termico non è un difetto, ma la prova che lo scambio di calore sta avvenendo.

La vera differenza sta nell’entità di questo sbalzo. Se la parte inferiore è tiepida e l’ambiente raggiunge i gradi impostati, l’impianto sta lavorando a regola d’arte. Se invece il fondo del calorifero rimane completamente gelato e la casa non si scalda, entrano in gioco problemi di portata, valvole parzializzate o depositi sul fondo.
Il salto termico: perché il fondo non deve scottare
Negli impianti di riscaldamento a radiatori tradizionali, i componenti vengono dimensionati per lavorare con un intervallo preciso tra mandata (l’acqua che entra dalla caldaia o pompa di calore) e ritorno (l’acqua che torna indietro per essere riscaldata di nuovo).
Nei manuali di progettazione termotecnica questo scarto è noto come salto termico (indicato tecnicamente come $\Delta T$). In un circuito tradizionale ad alta temperatura alimentato a metano, la differenza standard è compresa tra 10 °C e 20 °C. Con una mandata a 65 °C, è del tutto naturale che l’acqua esca dal termosifone a circa 50 °C o 55 °C.
I metalli con cui sono costruiti i corpi scaldanti – alluminio, ghisa o acciaio – conducono il calore in modo continuo, ma il moto convettivo dell’aria amplifica la sensazione al tatto: l’aria fredda della stanza entra da sotto, assorbe calore dalla base e sale verso il soffitto, raffreddando la sezione inferiore più rapidamente rispetto alla testa.
Il ruolo della valvola termostatica: quando il radiatore si chiude da solo
Negli ultimi anni la quasi totalità degli impianti autonomi e centralizzati ha integrato le valvole termostatiche con testa modulante su ogni singolo termosifone. Questa presenza ha cambiato radicalmente il comportamento termico percepito.
Quando la stanza si avvicina alla temperatura impostata sulla testina (ad esempio il livello 3, che corrisponde a circa 20 °C):
- Il bulbo interno alla valvola si espande a causa del calore ambientale.
- Lo spillo metallico viene spinto verso l’interno, riducendo la sezione di passaggio dell’acqua calda.
- Il flusso rallenta drasticamente: entra solo una frazione del liquido rispetto all’avvio.
Muovendosi a velocità ridotta, l’acqua cede tutto il proprio calore nei primi centimetri della piastra o dei primi elementi. Il risultato è evidente al tocco: la sommità resta tiepida o calda, mentre la metà inferiore diventa quasi fredda. In questa situazione, il calorifero non ha un guasto: ha semplicemente ridotto la potenza erogata perché la stanza ha raggiunto il microclima richiesto.
Quando c’è davvero un problema: i tre segnali di allarme
Distinguere un processo fisiologico da un malfunzionamento richiede di osservare l’intero ambiente, non solo il termosifone. La discrepanza termica indica un’anomalia se si verificano tre condizioni:
- La stanza resta fredda: il generatore resta acceso per ore ma la temperatura interna non sale.
- Lo stacco è netto: la parte superiore brucia e gli ultimi venti centimetri in basso sono freddi quanto il pavimento.
- Il problema riguarda solo alcuni radiatori: le stanze vicine alla caldaia sono confortevoli, mentre quelle terminali non scaldano.
In presenza di questi indizi, la causa va cercata in tre punti specifici del circuito.
1. Fanghi e detriti ferrosi accumulati sul fondo
Con il passare degli anni, l’acqua che circola nei tubi provoca fenomeni di corrosione interna e rilascia microscopiche particelle di ossido di ferro, ruggine e calcare. Questo sedimento melmoso, noto come magnetite, è pesante e scivola verso il punto più basso dei radiatori.
Quando la fanghiglia si stratifica alla base, ostruisce i canaletti inferiori del calorifero. L’acqua calda non riesce a scorrere verticalmente lungo l’intero elemento e devia verso l’uscita più accessibile, lasciando il fondo isolato e completamente freddo. In questo caso, lo spurgo della valvola non sortisce alcun effetto; l’unico rimedio risolutivo è il lavaggio chimico dell’impianto con defangatore magnetico.
2. Bilanciamento idraulico scorretto
L’acqua segue per natura la via di minor resistenza. Se l’impianto non è stato bilanciato regolando i detentori (le valvole inferiori protette da un cappuccio a vite), i radiatori più vicini alla pompa di circolazione riceveranno una portata eccessiva, togliendo pressione a quelli più lontani.
Nei termosifoni sfavoriti entra pochissima acqua: questa si raffredda quasi istantaneamente in alto e non riesce ad alimentare il resto del corpo scaldante. Chiudere leggermente i detentori dei termosifoni più caldi della casa permette di ridistribuire la pressione verso quelli periferici.
3. Circolatore impostato a velocità insufficiente
Nelle caldaie e nei sistemi moderni la pompa di rilancio (circolatore) modula la propria velocità per risparmiare energia elettrica. Se la prevalenza è impostata su un valore troppo basso, la velocità del fluido nei circuiti più lunghi cala oltre la soglia ottimale. Il liquido sosta troppo a lungo all’interno del radiatore, dissipando tutta l’energia prima ancora di raggiungere il collettore di ritorno.
Aria o acqua: la differenza visiva tra i due problemi
Per evitare interventi inutili, esiste una regola elementare per diagnosticare lo stato del calorifero:
- Caldo sotto e freddo sopra: all’interno è presente aria o gas incompressibili. L’aria, essendo più leggera dell’acqua, galleggia e occupa la parte alta, impedendo al liquido caldo di riempire il radiatore. Qui serve lo spurgo manuale dalla valvolina.
- Caldo sopra e freddo sotto: l’aria non c’entra. Si tratta di un normale gradiente termico, di un rallentamento della portata o di un deposito di fanghi alla base. Sfiatare la valvola in questo scenario farà uscire soltanto acqua pulita, abbassando inutilmente la pressione della caldaia.
9. DOMANDE FREQUENTI
Se sfiatando esce subito acqua, perché il termosifone resta freddo sotto?
Perché la presenza di freddo in basso non dipende dall’aria, che si raccoglie sempre nella parte superiore. Se dal foro della valvolina esce subito un getto d’acqua continuo senza sibili d’aria, il circuito è pieno. Spurgare ulteriormente scarica solo la pressione del generatore senza risolvere il problema di circolazione.
Come posso verificare se il radiatore è intasato da fango?
A impianto spento e freddo, riavvia il riscaldamento impostando la caldaia alla massima potenza e aprendo del tutto la valvola termostatica. Se il tubo di mandata in alto si scalda rapidamente ma la parte inferiore resta gelata anche dopo 30-40 minuti di funzionamento a pieno regime, sul fondo si è formato un blocco di fango che impedisce il ricircolo.
A quanto deve stare la pressione della caldaia per far circolare bene l’acqua?
A impianto freddo, il manometro deve indicare un valore compreso tra 1,2 e 1,5 bar. Una pressione inferiore a 1 bar riduce la spinta necessaria a raggiungere i piani più alti o i radiatori più lontani, causando una portata irregolare.
10. FONTI UTILIZZATE
- Guide tecniche su bilanciamento idraulico e delta T radiatori: manualistica tecnica Caleffi Idraulica
- Schede di regolazione ed efficienza radiatori domestici: documentazione tecnica per installatori Buderus
- Standard operativi e trattamento acque impianti di riscaldamento (UNI 8065): specifiche tecniche ENEA – Efficienza Energetica
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