Nel 1997, una serie di idrofoni subacquei posizionati a più di 4.000 chilometri di distanza captò nel Pacifico meridionale un segnale a bassissima frequenza, potentissimo e anomalo, ribattezzato “Bloop”. Per anni ha alimentato miti su creature abissali sconosciute; in realtà, la maggior parte di questi boati sottomarini non appartiene a mostri marini né a test militari segreti, ma a fenomeni geologici estremi come terremoti glaciali, eruzioni sottomarine e vocalizzazioni biologiche atipiche.
Gli oceani non sono affatto il regno del silenzio descritto dalla letteratura d’avventura. Il suono nell’acqua si propaga a circa 1.500 metri al secondo — oltre quattro volte più velocemente rispetto all’aria — e può viaggiare per bacini oceanici interi se incanalato nel cosiddetto canale SOFAR (Sound Fixing and Ranging), uno strato orizzontale di mare dove la combinazione di pressione e temperatura crea una vera e propria autostrada acustica a bassa dispersione.

Il Bloop e la dinamica dei terremoti glaciali
Quando la National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) registrò il Bloop al largo delle coste del Cile, il profilo sonoro appariva compatibile con un’emissione biologica, ma con un’intensità incompatibile con le dimensioni di qualsiasi balenottera azzurra conosciuta.
L’enigma è rimasto aperto per anni, finché il miglioramento dei sensori schierati attorno all’Antartide e le comparazioni spettrografiche hanno portato alla risposta definitiva: il Bloop era un criosisma (icequake). Si trattava della frattura e del successivo distacco di una massa mastodontica di ghiaccio da una piattaforma antartica. Il collasso strutturale di un iceberg genera fessurazioni compressive capaci di produrre segnali acustici a bassissima frequenza che viaggiano indisturbati per migliaia di chilometri.
Dinamiche simili hanno risolto altri due celebri rumori registrati nello stesso decennio: “Julia”, un gemito durato circa 15 secondi nel 1999, e “Slow Down”, segnale registrato nel maggio 1997 che decresceva lentamente in frequenza per oltre sette minuti. Entrambi corrispondevano allo sfregamento o all’incaglio di giganteschi blocchi di ghiaccio sul fondale oceanico antartico.
Julia, Upsweep e l’attività vulcanica invisibile
Non tutti i suoni sottomarini sono causati dal ghiaccio. Un altro celebre segnale non identificato per diverso tempo è stato catalogato come “Upsweep”, rilevato sin dall’agosto 1991 dalla rete SOSUS della marina statunitense (in origine concepita per tracciare i sottomarini sovietici durante la Guerra Fredda).
Upsweep consiste in una sequenza ripetitiva di suoni ascendenti a banda stretta, ciascuno della durata di pochi secondi, registrata stagionalmente con picchi in primavera e autunno. Gli scienziati del NOAA Pacific Marine Environmental Laboratory lo hanno localizzato in un’area del Pacifico meridionale remota e sismicamente attiva: la causa è un vulcanismo sottomarino ricorrente, dove magma incandescente entra a contatto con l’acqua fredda generando cicli di ebollizione, vibrazione termica e rilascio di gas che mantengono il fondale in costante oscillazione acustica.
Il caso aperto: la solitudine a 52 Hertz
Se i fenomeni geologici e criosferici hanno spiegato quasi tutti i grandi boati oceanici a bassissima frequenza, c’è una categoria di segnali in cui la biologia continua a porre interrogativi irrisolti.
Il caso più documentato è il canto della “balena a 52 Hertz”, intercettato per la prima volta nel 1989 dal biologo William Watkins della Woods Hole Oceanographic Institution. Si tratta di una vocalizzazione che ripete pattern tipici delle rotte migratorie dei misticeti (balenottere azzurre o balenottere comuni), ma emessa su una frequenza di 52 Hz. Le balenottere azzurre comunicano abitualmente tra i 10 e i 40 Hz, ben al di sotto di questa soglia.
Nonostante decenni di rilevazioni continue:
- Il suono è rimasto isolato: nessun gruppo risponde a quella specifica frequenza.
- L’animale non è mai stato avvistato visivamente, rendendo impossibile stabilire se si tratti di un individuo ibrido (ad esempio un incrocio tra balenottera azzurra e balenottera comune) o di un esemplare con una malformazione all’apparato fonatorio.
- Il segnale continua a viaggiare lungo il Pacifico settentrionale, tracciato periodicamente dagli idrofoni scientifici.
Mentre l’acustica marina ha smitizzato i rombi tettonici e i boati glaciali trasformandoli in dati utili a monitorare lo scioglimento dei poli e il riscaldamento globale, l’abisso conserva ancora segnali isolati la cui origine biologica rimane un frammento incompiuto.
9. DOMANDE FREQUENTI
Come vengono registrati questi suoni se avvengono a chilometri di profondità? I ricercatori impiegano reti di idrofoni sottomarini ancorati o galleggianti, originariamente installati durante la Guerra Fredda per scopi militari (come la rete SOSUS della US Navy) e successivamente convertiti a scopi civili e di ricerca oceanografica dal NOAA.
Perché molti suoni sembravano prodotti da animali giganti? Le registrazioni originali, per essere rese udibili all’orecchio umano o analizzate rapidamente nei grafici spettrografici, venivano accelerate fino a 16 volte la velocità naturale. Questo processo rendeva le onde sonore simili a stridii, miagolii o gemiti biologici, distorcendo l’effetto acustico reale di un collasso geologico o glaciale.
10. FONTI UTILIZZATE
- NOAA Pacific Marine Environmental Laboratory – Acoustics Program
- Woods Hole Oceanographic Institution – Marine Acoustic Research & Watkins Collection
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