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I suoni inspiegabili dell’oceano che la scienza non riesce a decifrare

Angela Gemito Giu 17, 2026

Nelle profondità dell’oceano, dove la luce solare non riesce a penetrare, gli idrofoni della NOAA registrano da decenni rumori a bassissima frequenza che sfidano le leggi della fisica marina. Non stiamo parlando dei canti delle balene o del brivido dei terremoti subacquei, ma di veri e propri “fantasmi acustici” come l’ormai celebre Upsweep o il ritmico Slow Down. Questi suoni, captati a migliaia di chilometri di distanza, non provengono da mostri marini sconosciuti, ma da dinamiche geologiche, criogeniche e oceanografiche di cui ignoriamo ancora i meccanismi esatti.

In sintesi

  • Cosa sono: Sibili e rimbombi a bassissima frequenza registrati dagli idrofoni militari e scientifici nell’oceano profondo.
  • Le cause principali: Movimenti dei ghiacci antartici (iceberg che sfregano sul fondale) e attività vulcanica sottomarina non rilevata.
  • Il falso mito: Non appartengono ad animali giganti o creature ignote; le leggi della biologia escludono l’esistenza di organismi capaci di produrre tali intensità.
  • Perché restano misteriosi: Mancano dati visivi e strumentali diretti a causa delle pressioni estreme e dell’inaccessibilità degli abissi.

La risposta breve: cosa c’è davvero negli abissi?

L’oceano non è un luogo silenzioso. Grazie al Canale SOFAR (Sound Fixing and Ranging), uno strato d’acqua naturale che funge da vera e propria “autostrada acustica”, i suoni possono viaggiare per migliaia di chilometri senza disperdersi.

La maggior parte dei suoni definiti “misteriosi” trova spiegazione nell’attività tettonica e nel collasso dei ghiacciai. Tuttavia, una percentuale ristretta di segnali presenta caratteristiche di modulazione e frequenza uniche, che non si adattano perfettamente ai modelli matematici esistenti, lasciando la comunità scientifica priva di una risposta definitiva.

Perché succede e come funziona il canale SOFAR

Il segreto della propagazione di questi rimbombi risiede nella struttura termica e pressoria dell’oceano. A una profondità compresa tra i 600 e i 1200 metri, la combinazione di temperatura, salinità e pressione crea una zona in cui la velocità del suono è minima.

Questo fenomeno genera un effetto lente:

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  • Le onde sonore che tentano di uscire da questo strato vengono rifratte e reindirizzate verso l’interno.
  • Il suono rimane “intrappolato” nel canale, viaggiando per emisferi interi senza perdere potenza.
  • Strumenti originariamente progettati per scovare sottomarini sovietici durante la Guerra Fredda (la rete SOSUS) oggi intercettano questi boati oceanici a distanze oceaniche.

Se un enorme blocco di ghiaccio si stacca in Antartide, il rumore del suo sfregamento sul fondale entra nel canale SOFAR e viene registrato a ridosso dell’equatore, deformato e amplificato dalle distanze.

Il dettaglio curioso: il caso dei suoni stagionali

Uno degli aspetti più affascinanti e frustranti per gli oceanografi è la stagionalità di alcuni fenomeni. Il suono denominato Upsweep, registrato per la prima volta nel 1991, è costituito da una lunga serie di fitti suoni a banda stretta che salgono di frequenza.

La sua particolarità? Raggiunge il picco di intensità sempre in primavera e in autunno. Questo andamento ciclico ha inizialmente fatto pensare a un’origine biologica (come una migrazione di massa), ma la fonte è stata successivamente localizzata in un’area di presunta attività vulcanica sottomarina nel Pacifico. Il motivo esatto per cui l’attività geologica o la propagazione termica legata alle stagioni crei questo ritmo resta un enigma aperto.

Cosa spesso viene frainteso: l’illusione dei mostri marini

Il caso più emblematico di fraintendimento mediatico è legato al Bloop, un suono potentissimo registrato nel 1997. Per anni, la cultura pop e i complottisti hanno sostenuto che la sorgente fosse un animale oceanico di proporzioni colossali, superando persino la balenottera azzurra.

La biologia molecolare e la fisica acustica smentiscono categoricamente questa ipotesi:

  1. Limiti biologici: Un organismo vivente necessiterebbe di cavità d’aria polmonari di dimensioni fisicamente impossibili per generare una simile pressione acustica negli abissi.
  2. La spiegazione ufficiale: Nel 2005, la NOAA ha stabilito con certezza che il Bloop era il risultato di un icequake, ovvero il super-fratturamento di un immenso iceberg antartico.

Il mistero odierno non riguarda la criptozoologia, ma la complessa sismologia planetaria e la dinamica dei fluidi che ancora non comprendiamo appieno.

Gli esempi più famosi registrati dalla NOAA

Nel catalogo acustico delle anomalie marine, alcuni suoni hanno acquisito uno status quasi leggendario tra i ricercatori:

  • Slow Down (1997): Un suono che decresce costantemente in frequenza nell’arco di circa 7 minuti. È stato captato nel Pacifico e la sua firma acustica corrisponde all’attrito di un iceberg che si arena sul fango oceanico.
  • Train (1997): Un rimbombo continuo che ricorda il passaggio di un treno merci a distanza. La causa più probabile è lo sfregamento costante di grandi masse di ghiaccio stabili contro correnti sottomarine profonde.
  • Whistle (1997): Un fischio ad altissima energia registrato in un unico punto del Pacifico. La sua unicità risiede nella pulizia della frequenza, tipica di emissioni di gas vulcanici ad alta pressione da fessure idrotermali ignote.

FAQ

Gli scienziati pensano che ci siano animali giganti sconosciuti dietro questi suoni?

No. La comunità scientifica esclude l’origine animale per i suoni più potenti come il Bloop o lo Slow Down. Le dimensioni fisiche necessarie per emettere tali frequenze a quelle pressioni violerebbero le leggi della biologia e dell’evoluzione.

Come fanno i suoni a viaggiare per migliaia di chilometri nell’oceano?

Grazie al Canale SOFAR, una fascia di profondità oceanica dove la temperatura e la pressione creano una guida d’onda naturale. Il suono non si disperde verso l’alto o verso il basso, ma rimbalza all’interno di questo canale per distanze continentali.

Quali strumenti vengono usati per registrare questi rumori?

Si utilizzano gli idrofoni, speciali microfoni progettati per l’ambiente subacqueo. Molti di quelli usati oggi fanno parte di reti di monitoraggio scientifico (NOAA) o di sistemi militari un tempo segreti, nati per tracciare i sottomarini.

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Tags: misteri della scienza suoni oceanici

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