Due persone decidono di separarsi, sono d’accordo su tutto e vogliono chiudere il matrimonio senza una lunga battaglia legale. Quanto devono aspettare? La risposta potrebbe sorprendere chi pensa che servano obbligatoriamente sei mesi.
Una separazione consensuale può concludersi in poche settimane, soprattutto attraverso la negoziazione assistita, oppure richiedere alcuni mesi se si procede in tribunale. Non esiste un tempo identico per tutte le coppie: dipende dalla procedura scelta, dagli accordi raggiunti e dai tempi degli uffici competenti. I sei mesi previsti dalla legge riguardano invece il periodo minimo di separazione necessario per poter ottenere il divorzio, secondo le condizioni stabilite dalla normativa.

La distinzione non è soltanto burocratica. Capire quando la separazione diventa efficace e quando si può avviare il divorzio permette di organizzare meglio questioni che riguardano la casa, il mantenimento e gli eventuali figli.
Quanto dura una separazione consensuale in tribunale?
Quando i coniugi raggiungono un accordo sulle condizioni della separazione, possono presentare una domanda congiunta al tribunale competente.
La procedura è disciplinata dall’articolo 473-bis.51 del Codice di procedura civile, introdotto nell’ambito della riforma del processo civile.
Dopo il deposito del ricorso, il tribunale deve esaminare la documentazione e procedere secondo le modalità previste dalla legge. La rapidità dipende soprattutto dall’organizzazione dell’ufficio giudiziario e dall’eventuale necessità di chiarimenti o integrazioni.
Nella pratica, la separazione giudiziale su domanda congiunta può richiedere alcuni mesi, ma non esiste un termine nazionale che garantisca la conclusione entro un numero preciso di giorni.
La riforma ha introdotto anche una possibilità interessante: i coniugi possono chiedere di sostituire l’udienza con il deposito di note scritte, dichiarando di non volersi riconciliare.
Quando il giudice accoglie questa modalità, può essere evitata la comparizione personale in tribunale. Non significa però che il provvedimento sia automatico: il giudice conserva il potere di richiedere chiarimenti e documenti.
Separarsi senza tribunale: quando i tempi possono ridursi
Non tutte le separazioni consensuali devono seguire il percorso giudiziario tradizionale.
La normativa italiana prevede due alternative che, in presenza dei requisiti richiesti, possono rendere più semplice la procedura.
La negoziazione assistita con gli avvocati
Con la negoziazione assistita, ciascun coniuge viene seguito dal proprio avvocato per raggiungere un accordo sulle condizioni della separazione.
Una volta sottoscritto, l’accordo viene sottoposto al controllo del Procuratore della Repubblica competente. In assenza di figli che richiedano una particolare tutela, il pubblico ministero verifica la regolarità dell’atto e rilascia il nulla osta.
Quando invece ci sono figli minorenni, maggiorenni non economicamente autosufficienti oppure nelle altre condizioni tutelate dalla legge, è necessaria una verifica dell’interesse dei figli e il rilascio dell’autorizzazione.
Se l’accordo è già definito e non emergono problemi, questa strada può consentire di completare la separazione in alcune settimane. Non è però una scadenza garantita.
La convenzione di negoziazione prevede infatti un periodo per raggiungere l’accordo, mentre possono aggiungersi i tempi necessari alla preparazione dei documenti e al controllo della Procura.
Un vantaggio concreto è che, se ricorrono i presupposti, non serve affrontare il tradizionale procedimento davanti al giudice.
La separazione consensuale direttamente in Comune
Esiste anche una procedura davanti all’ufficiale dello stato civile, che non richiede obbligatoriamente la presenza di un avvocato.
Non è però utilizzabile da tutte le coppie.
Secondo l’articolo 12 del decreto-legge 132/2014, la separazione davanti al Comune non è ammessa in presenza di figli minorenni, figli maggiorenni incapaci, con disabilità grave nelle condizioni indicate dalla legge oppure economicamente non autosufficienti.
L’accordo non può contenere patti di trasferimento patrimoniale, come il trasferimento della proprietà di un immobile da un coniuge all’altro. Sono invece ammesse, nei limiti previsti, pattuizioni relative a un assegno periodico.
La procedura prevede due incontri:
- Nel primo, i coniugi dichiarano la volontà di separarsi e sottoscrivono l’accordo.
- Nel secondo, fissato non prima di 30 giorni, devono confermare personalmente la decisione.
Se uno dei coniugi non si presenta alla conferma, l’accordo non viene confermato.
Questo significa che la separazione in Comune non può completarsi in una sola giornata. Occorre rispettare l’intervallo minimo di legge, al quale possono aggiungersi i tempi necessari per ottenere gli appuntamenti.
I sei mesi della separazione consensuale: cosa significano realmente?
Qui nasce uno degli equivoci più rilevanti.
La legge italiana prevede che, nei casi ordinari di divorzio successivo a una separazione consensuale, debbano trascorrere almeno sei mesi di separazione ininterrotta.
Ma non significa che la procedura per separarsi debba durare sei mesi.
La legge 55/2015, conosciuta come legge sul divorzio breve, ha ridotto il periodo di separazione richiesto per poter divorziare.
Le regole distinguono:
- Separazione consensuale: almeno 6 mesi prima di poter ottenere il divorzio, nel rispetto dei presupposti previsti.
- Separazione giudiziale contenziosa: almeno 12 mesi.
Il momento da cui si calcolano questi termini cambia a seconda della procedura.
Per la separazione in tribunale, il riferimento è la data dell’udienza di comparizione dei coniugi prevista dalla disciplina applicabile, tenendo conto delle regole del procedimento.
Per la negoziazione assistita si considera la data certificata nell’accordo; per la separazione davanti all’ufficiale dello stato civile, quella dell’atto contenente l’accordo, una volta regolarmente confermato.
Un esempio aiuta a comprendere la differenza.
Una coppia che conclude validamente un accordo di separazione tramite negoziazione assistita non deve attendere altri sei mesi perché la separazione acquisti efficacia. Il termine semestrale serve per il successivo passaggio al divorzio.
E anche dopo quei sei mesi il matrimonio non si scioglie automaticamente: occorre ottenere il divorzio attraverso una delle procedure consentite dalla legge.
Cosa può rallentare una separazione anche quando entrambi sono d’accordo?
Il consenso dei coniugi rende possibile una procedura meno conflittuale, ma non elimina necessariamente tutte le difficoltà.
Una coppia può essere d’accordo sulla volontà di separarsi senza aver ancora definito ogni conseguenza economica e familiare.
La situazione può complicarsi quando bisogna stabilire come gestire un mutuo ancora in corso, l’utilizzo dell’abitazione familiare o il mantenimento dei figli.
Anche la documentazione può incidere sui tempi.
Nel procedimento congiunto in tribunale devono essere fornite informazioni economiche e patrimoniali secondo quanto richiesto dalla normativa. Se gli atti risultano incompleti o occorrono chiarimenti, la definizione del procedimento può richiedere ulteriori passaggi.
Un accordo apparentemente veloce, ma poco preciso sulle condizioni economiche, rischia di generare difficoltà successive.
Per questo conviene affrontare prima del deposito le questioni che potrebbero provocare contestazioni, evitando di considerare la rapidità come l’unico obiettivo.
Se ci sono figli minorenni, la separazione dura di più?
La presenza di figli minorenni non impedisce una separazione consensuale e non comporta automaticamente tempi più lunghi.
Cambia però il livello di attenzione richiesto nella valutazione dell’accordo.
I genitori devono disciplinare aspetti come la responsabilità genitoriale, i tempi di permanenza con ciascuno, il mantenimento e le altre condizioni rilevanti.
Nel caso della negoziazione assistita, il Procuratore della Repubblica verifica che l’accordo risponda all’interesse dei figli.
Se ritiene che le condizioni non siano adeguate, la procedura può richiedere l’intervento del tribunale.
È quindi possibile separarsi consensualmente anche con figli piccoli, ma non è possibile utilizzare la procedura semplificata davanti all’ufficiale dello stato civile.
Si possono chiedere separazione e divorzio nello stesso procedimento?
Un’altra possibilità introdotta dalla riforma del processo civile è la presentazione congiunta, nei casi consentiti, della domanda di separazione e di quella di divorzio.
L’articolo 473-bis.51 del Codice di procedura civile disciplina il procedimento su domanda congiunta.
Questo consente di organizzare in un unico percorso processuale le richieste, senza eliminare il periodo minimo di separazione richiesto dalla legge.
La domanda di divorzio diventa procedibile soltanto dopo il decorso del termine previsto.
Presentare insieme le domande non significa quindi divorziare immediatamente, ma può evitare di dover avviare successivamente un procedimento completamente distinto.
La convenienza di questa soluzione dipende dalle condizioni dell’accordo e dalla situazione familiare.
Come evitare ritardi prima di iniziare la procedura
Prima di scegliere tra tribunale, negoziazione assistita e Comune, è utile verificare quale soluzione sia effettivamente accessibile.
La scelta non dipende soltanto dalla velocità.
Per una coppia senza figli nelle condizioni ostative previste dalla legge e senza trasferimenti patrimoniali da inserire nell’accordo, la procedura comunale può essere una soluzione semplice.
Quando ci sono figli da tutelare o condizioni economiche più articolate, la negoziazione assistita o il procedimento davanti al tribunale possono risultare più appropriati.
Un altro aspetto da non trascurare è la differenza tra la data in cui si decide di interrompere la convivenza e quella rilevante per la separazione legale.
Andare a vivere in due case diverse non fa partire automaticamente i sei mesi necessari per il divorzio. Per il calcolo del termine contano le date individuate dalla legge in relazione alla procedura utilizzata.
Prima di prendere decisioni sull’abitazione, sugli impegni economici o sulla futura domanda di divorzio, è opportuno verificare le condizioni concrete con un avvocato esperto in diritto di famiglia o con l’ufficio pubblico competente.
La scelta più veloce, infatti, non coincide necessariamente con quella più adatta a regolare in modo stabile i rapporti tra i coniugi.
FONTI UTILIZZATE
Fonti normative e istituzionali consultate, aggiornate rispetto alle informazioni disponibili al 3 novembre 2026.
- Normattiva – Legge 6 maggio 2015, n. 55 — disciplina dei termini di separazione per il divorzio breve. Normattiva
- Normattiva – Decreto-legge 12 settembre 2014, n. 132 — negoziazione assistita e separazione davanti all’ufficiale dello stato civile. Normattiva
- Normattiva – Decreto legislativo 149/2022, articolo 27 — modifiche alla disciplina del divorzio nell’ambito della riforma Cartabia. Normattiva
- Ministero della Giustizia – Riforma del processo civile — procedimento su domanda congiunta e articolo 473-bis.51 del Codice di procedura civile. Giustizia
- Procura della Repubblica di Bologna – Negoziazione assistita — controllo del pubblico ministero e tutela dei figli. procura-bologna.giustizia.it
- Comune di Milano – Separazioni davanti all’ufficiale di stato civile — requisiti e limiti della procedura comunale. Comune di Milano
- Prefettura di Teramo – Adempimenti degli ufficiali di stato civile — intervallo di 30 giorni e conferma dell’accordo di separazione.
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