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Perché alcune persone soffrono il mal d’auto molto più di altre: cosa dice la scienza

Angela Gemito Ott 18, 2026

Basta un viaggio di mezz’ora per notare la differenza. Sul sedile posteriore c’è chi risponde alle email senza il minimo fastidio e chi, dopo tre rotatorie, è costretto a fissare l’orizzonte in silenzio per non cedere alla nausea.

Il mal d’auto — scientificamente definito cinetosi o chinetosi — colpisce le persone con un’intensità marcatamente disuguale a causa di una discrepanza sensoriale: il cervello riceve segnali opposti da occhi, orecchio interno e recettori muscolari. Alcuni individui possiedono un sistema vestibolare e circuiti neurali molto più reattivi a questo errore di calcolo rispetto ad altri.

Non si tratta di debolezza o suggestione. Quando il corpo è fermo all’interno dell’abitacolo ma il veicolo si sposta, l’apparato vestibolare registra accelerazioni, frenate e cambi di direzione. Se in quel momento lo sguardo è puntato sullo smartphone o su un libro, la retina comunica che l’ambiente circostante è immobile. Davanti a due informazioni biologiche inconciliabili, il sistema nervoso centrale entra in allarme.

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La teoria del veleno: perché scatta la nausea

La risposta dell’organismo può sembrare sproporzionata: sudorazione fredda, pallore, sbadigli continui e conati. Per quale ragione un semplice disallineamento di segnali dovrebbe provocare la nausea?

L’ipotesi evolutiva più solida spiega questo meccanismo come un riflesso di difesa arcaico. In natura, prima dell’invenzione dei mezzi di trasporto a motore, una divergenza così marcata tra ciò che gli occhi vedevano e ciò che l’equilibrio percepiva capitava quasi esclusivamente in seguito all’ingestione di neurotossine o piante velenose.

Il cervello primitivo interpreta la discrepanza sensoriale come un’allucinazione da avvelenamento e attiva l’area postrema nel tronco encefalico, ordinando lo svuotamento gastrico per espellere la presunta sostanza tossica.

Perché la sensibilità varia da persona a persona

Se il principio del conflitto sensoriale vale per tutti, la soglia di tolleranza varia enormemente. Diversi fattori biologici spiegano questa forbice:

  • Predisposizione genetica: studi su gemelli e indagini di genetica quantitativa hanno evidenziato che la suscettibilità alla cinetosi ha una forte componente ereditaria, legata a varianti nei geni che regolano il sistema vestibolare, il metabolismo del glucosio e la trasmissione dei segnali dopaminergici e istaminergici.
  • Fattori ormonali e sesso biologico: le donne tendono a registrare episodi più frequenti e intensi rispetto agli uomini. Le fluttuazioni ormonali, in particolare durante la fase luteale del ciclo mestruale e nelle prime settimane di gravidanza, amplificano la reattività dei centri che controllano il vomito.
  • Età e maturazione vestibolare: il picco di incidenza si colloca storicamente tra i 2 e i 12 anni. Nei bambini molto piccoli il sistema vestibolare non è ancora del tutto integrato con quello visivo, mentre negli adulti avviene un progressivo processo di abituazione che riduce la frequenza delle crisi, pur senza azzerarla nei soggetti più predisposti.
  • Comorbilità vestibolari ed emicrania: chi soffre regolarmente di emicrania ha una probabilità significativamente più alta di sviluppare cinetosi severa. I due disturbi condividono circuiti ipersensibili nel tronco encefalico.

La ragione per cui chi guida non sta quasi mai male

Un fenomeno comune a tutti i viaggiatori è che il conducente raramente manifesta sintomi. La spiegazione non risiede in una presunta “resistenza” fisica, ma nel meccanismo predittivo del cervello.

Chi è al volante conosce in anticipo l’azione motoria che sta per compiere: sa quando sterzerà, con quale intensità frenerà e quando accelererà. Il cervello del guidatore genera una copia efferente (un segnale interno di previsione) che anticipa l’accelerazione fisica prima ancora che l’orecchio interno la rilevi.

Il passeggero, al contrario, subisce passivamente ogni forza laterale e longitudinale. Il suo sistema nervoso non può prevedere la curva, ma può soltanto reagire a posteriori, accumulando un ritardo sensoriale continuo che sfocia nel malessere.

Gli errori più frequenti prima e durante il viaggio

Molte abitudini considerate neutre o persino utili finiscono spesso per accelerare la comparsa dei sintomi:

  • Fissare schermi o pagine scritte: costringe gli occhi a confermare l’immobilità dell’ambiente a pochi centimetri dal viso, mentre l’orecchio percepisce la strada.
  • Viaggiare a stomaco completamente vuoto: il digiuno prolungato favorisce le contrazioni da fame e l’acidità gastrica, rendendo lo stomaco più vulnerabile al riflesso della nausea.
  • Consumare pasti ricchi di grassi o zuccheri complessi: rallentano lo svuotamento dello stomaco, peggiorando il senso di pesantezza al primo sobbalzo.
  • Scegliere il posto sbagliato: sedersi sui sedili posteriori o in direzione contraria al senso di marcia amplifica le oscillazioni visive e meccaniche del veicolo.

Cosa aiuta davvero a ridurre il disturbo

Per ridurre il carico sensoriale sul sistema nervoso, l’approccio più efficace combina accorgimenti pratici e, nei casi più gravi, presidi farmacologici mirati:

  • Sincronizzare vista e movimento: sedersi sul sedile anteriore o, in autobus, nelle prime file, tenendo lo sguardo fisso sulla linea dell’orizzonte o sulla strada davanti a sé.
  • Mantenere il controllo della testa: appoggiare il capo al poggiatesta riduce i movimenti involontari del collo, limitando le sollecitazioni anomale sui canali semicircolari dell’orecchio interno.
  • Curare la ventilazione: un flusso costante di aria fresca e l’assenza di odori intensi nell’abitacolo attenuano la stimolazione del sistema autonomo.
  • Gestire l’alimentazione: consumare prima di partire piccoli snack secchi a base di carboidrati complessi (fette biscottate, cracker), privi di spezie o grassi idrogenati.
  • Supporto farmacologico: per i tragitti lunghi o i quadri particolarmente invalidanti, esistono molecole con azione antistaminica (come il dimenidrinato) o cerotti a base di scopolamina. Vanno assunti preventivamente, prima dell’avvio dei sintomi, consultando sempre il medico di medicina generale o il farmacista, poiché provocano frequentemente sonnolenza e calo dell’attenzione.

Domande frequenti

Il mal d’auto può comparire per la prima volta da adulti?

Sì. Sebbene tenda ad attenuarsi con l’età, un’insorgenza tardiva può verificarsi in seguito a disturbi dell’orecchio interno (come labirintiti o otiti sierose), variazioni ormonali o periodi di forte affaticamento e stress che abbassano la tolleranza del sistema nervoso.

Perché guardare il telefono in macchina fa peggiorare la nausea così in fretta?

Perché crea il massimo contrasto sensoriale possibile: il campo visivo centrale percepisce uno schermo del tutto fermo, mentre la visione periferica e il liquido nei canali dell’orecchio interno registrano oscillazioni e curve continue.

Lo zenzero funziona contro la cinetosi?

Diversi studi clinici confermano che lo zenzero possiede proprietà procinetiche e antiemetiche lievi, utili soprattutto nella prevenzione del malessere gastrico leggero, pur non agendo direttamente sul conflitto sensoriale neurologico come i farmaci dedicati.

Fonti utilizzate

  • Istituto Superiore di Sanità (ISSalute): scheda clinica e indicazioni su cinetosi e disturbi del movimento.https://www.issalute.it/index.php/la-salute-dalla-a-alla-z-menuitem/c/cinetosi
  • NHS (National Health Service): linee guida su sintomi, cause e gestione della motion sickness.https://www.nhs.uk/conditions/motion-sickness/
  • National Library of Medicine (PubMed / StatPearls): revisione scientifica su fisiopatologia del conflitto vestibolo-oculare e cinetosi (Motion Sickness).https://www.ncbi.nlm.nih.gov/books/NBK539706/

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Angela Gemito
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Tags: mal di auto

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