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Il lato oscuro dell’ossitocina: perché l’ormone dell’amore alimenta l’odio

VEB Lug 25, 2026

Un flacone di ormoni al posto delle rose per San Valentino? Per decenni la scienza ce l’ha raccontata così: l’ossitocina è la molecola delle coccole, il collante chimico dell’empatia, la ragione per cui ci commuoviamo guardando un cucciolo o stringiamo la mano a chi amiamo. Un’etichetta rassicurante, quasi poetica.

Poi qualcuno ha iniziato a guardare dall’altra parte della medaglia. E la favola del “neurotrasmettitore dell’amore” si è incrinata pesantemente.

Il lato oscuro del bene chimico non si studia solo nei laboratori di neuroscienze, ma si osserva sui campi da calcio, nei cori degli ultra, nelle curve degli stadi e nei conflitti tribali che segnano la storia umana. L’ossitocina non ci rende indistintamente più buoni. Ci rende follemente leali verso il nostro gruppo. E visceralmente ostili verso tutti gli altri.

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Il collante chimico che costruisce la tribù

Per capire come un ormone associato all’allattamento possa trasformarsi in una miccia d’odio, bisogna osservare cosa succede nel cervello quando entriamo in contatto con i nostri simili. L’ossitocina riduce la sensazione di ansia, abbassa le difese e facilita la fiducia reciproca. Fin qui, tutto bellissimo. È la base della cooperazione umana, quella che ha permesso ai nostri antenati di cacciare mammut insieme senza prendersi a mazzate sulla testa.

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Accade però un fenomeno strano: questo meccanismo di protezione valeva (e vale tuttora) solo per chi fa parte del cerchio magico. L’ossitocina definisce in modo chirugico e spietato chi è “noi” e chi è “loro”.

Se la tua tribù è minacciata, la stessa molecola che ti fa proteggere un amico stimola una reazione difensiva e aggressiva verso lo sconosciuto. Non per puro sadismo, ma per un senso di protezione distorto ed esasperato.

L’esperimento dei carrelli e l’odio “difensivo”

A mettere a nudo questo corto circuito è stato un celebre esperimento condotto dall’Università di Amsterdam. I ricercatori hanno somministrato ossitocina per via nasale ad alcuni partecipanti, proponendo loro il classico problema etico del “dilemma del carrello ferroviario”: deviare un treno in corsa per salvare cinque persone, sacrificandone una.

I risultati hanno sorpreso persino gli studiosi. Chi aveva assunto ossitocina si mostrava estremamente riluttante a sacrificare un membro del proprio gruppo di appartenenza. Ma quando la persona da sacrificare apparteneva a un gruppo estraneo o rivale, la riluttanza svaniva di colpo.

L’empatia non si era ampliata verso l’umanità intera. Si era semplicemente ristretta intorno al clan, armando la mano contro l’esterno.

Il cortocircuito: quando la cura diventa veleno

Qui avviene la svolta che capovolge il mito: la violenza tribale non nasce sempre dal disprezzo o dall’assenza di empatia. Spesso nasce dall’eccesso di empatia per i propri simili.

Pensate al fenomeno del “brancoismo” o al fanatismo politico. L’aggressività verso il gruppo avversario viene percepita dalla mente non come un atto d’odio, ma come un atto d’amore e di difesa verso la propria comunità. È una forma di altruismo parrocchiale: sono disposto a danneggiare te pur di proteggere chi condivide il mio codice, la mia maglia o la mia bandiera.

Questo spiega perché le atrocità commesse in nome di un’appartenenza di gruppo abbiano spesso una carica di convinzione morale così devastante. Chiamarla brutalità e basta è riduttivo; si tratta di empatia deviata, incanalata verso un obiettivo comune percepito come superiore.

Oltre il mito della molecola “buona”

Ridurre la complessità del comportamento umano a una singola sostanza química è sempre un azzardo, ma l’ossitocina ci dimostra quanto la nostra biologia sia ambivalente. È lo strumento che costruisce le società e, con la stessa naturalezza, erige i muri per proteggerle dagli estranei.

La prossima volta che sentite parlare dell’ossitocina come del “siero della bontà”, ricordatevi che la natura non fa beneficenza. Ci ha fornito la colla per stare insieme, ma non ha mai garantito che l’incastro sarebbe stato pacifico per chi resta fuori dal cerchio.

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Tags: empatia ossitocina

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