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La pianta tossica che induce al suicidio

VEB Feb 11, 2024

La Gympie-Gympie, riconosciuta come una delle piante più pericolose esistenti, cresce nelle foreste tropicali di Australia e Indonesia.

È famosa per l’intenso dolore che infligge, paragonabile alla combinazione di una scossa elettrica e una bruciatura simultanee, secondo chi ne ha sperimentato gli effetti.

La pianta tossica che induce al suicidio
Foto@CSIRO, CC BY 3.0, via Wikimedia Commons

Per prevenire incidenti, la pianta è stata collocata all’interno del Poison Garden dell’Alnwick Garden in Northumbria, nel Regno Unito, allo scopo di proteggere il pubblico da eventuali incontri dannosi.

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Il dolore acuto causato dalla Gympie-Gympie può essere talmente intenso da indurre pensieri di suicidio, come evidenziato da episodi storici datati 1866, quando un cavallo esposto morì dopo solo due ore e si registrarono anche decessi umani.

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La guida ufficiale del Poisonous Garden descrive come la pianta utilizzi piccoli aghi per iniettare una tossina che causa una sensazione di bruciore insopportabile, immobilizzando la vittima per circa 20-30 minuti e provocando fastidi per mesi.

Questo dolore è stato descritto come l’esperienza di essere contemporaneamente colpiti da un fulmine e avvolti dalle fiamme. La pianta può anche causare sintomi visibili come eruzioni cutanee e gonfiori, e rendere difficile per le persone trovare sollievo nel sonno.

Nonostante la sua natura pericolosa, Gympie-Gympie è stata inclusa tra le circa 100 piante tossiche esposte ad Alnwick, parte di un progetto più ampio voluto da Jane Percy, Duchessa di Northumberland, che ha visto nel rilancio dei giardini un’opportunità educativa, specialmente per i giovani.

In un’intervista rilasciata a Smithsonian Magazine, che ha definito il giardino il più mortale al mondo, Percy ha evidenziato l’importanza educativa del giardino, sottolineando come l’interesse dei bambini sia catturato più dall’apprendere i pericoli e le conseguenze dell’esposizione a piante letali che dalle origini dell’aspirina.

Ha anche commentato su come spesso le piante più pericolose siano quelle più comuni e sottovalutate.

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