Scorrendo il profilo di un creator con centinaia di migliaia di follower capita sempre più spesso di notare una riga insolita nella biografia: “IN ELENCO AGCOM” (o, nei profili gestiti tramite intelligenza artificiale, “SOGGETTO VIRTUALE IN ELENCO AGCOM”). Non è un nuovo badge estetico, né una funzione nativa introdotta da Meta sul modello della spunta blu.
La dicitura “in elenco AGCOM” segnala l’iscrizione ufficiale del creator al registro pubblico dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. Indica che quel profilo ha superato specifiche soglie di pubblico ed è vincolato per legge alle regole di trasparenza pubblicitaria, tutela dei minori e correttezza informativa previste per i media audiovisivi tradizionali.

Non si tratta di un’adesione promozionale o facoltativa. È un adempimento normativo vincolante introdotto dall’AGCOM attraverso le linee guida e il regolamento attuativo per i cosiddetti “influencer rilevanti”, mirato a tracciare un confine netto tra chi pubblica per svago e chi esercita un impatto editoriale ed economico strutturato.
Chi è obbligato a inserire la scritta nella bio
L’iscrizione non riguarda chiunque condivida contenuti o collabori saltuariamente con un’azienda locale. L’AGCOM ha definito criteri precisi basati su parametri alternativi:
- Almeno 500.000 follower o iscritti su una singola piattaforma (tra cui Instagram, TikTok, YouTube, Facebook, X);
- Almeno 1.000.000 di visualizzazioni medie mensili, calcolate nell’arco dei sei mesi precedenti.
Basta raggiungere anche solo uno dei due parametri su un canale perché scatti l’obbligo, purché vi sia un collegamento economico con il mercato italiano e un controllo editoriale continuativo sulla produzione dei contenuti.
La soglia delle visualizzazioni mensili è spesso quella che sorprende di più: un profilo con meno di mezzo milione di follower, ma autore di Reels virali o video ad alto impatto numerico, può superare il milione di views mensili e trovarsi formalmente vincolato all’iscrizione. Chi non raggiunge i requisiti minimi può comunque iscriversi volontariamente, ma in quel caso accetta di sottostare alle medesime responsabilità.
Cosa cambia nella pratica per chi segue il creator
L’inserimento della stringa nella presentazione del profilo non è un mero formalismo burocratico. Per chi consulta i post, quella dicitura garantisce che l’autore risponda a standard regolatori precisi, coordinati con il Testo Unico dei Servizi di Media Audiovisivi (TUSMA):
- Fine delle zone d’ombra sulle sponsorizzazioni: l’uso di diciture trasparenti (#adv, #pubblicità, #sponsorizzato) non è più solo una raccomandazione di autoregolamentazione, ma un dovere monitorato direttamente dall’Autorità.
- Dichiarazione sull’uso dei filtri: il creator è tenuto a segnalare in modo chiaro quando video o immagini usano filtri di bellezza o fotoritocchi capaci di alterare sostanzialmente l’aspetto fisico o la resa reale di un prodotto sponsorizzato.
- Tutela rigorosa dei minori: scattano divieti stringenti sui formati che possano recare danno allo sviluppo morale o psicologico dei più giovani, inclusa la promozione di condotte a rischio.
- Divieti specifici di settore: interdizione totale da pubblicità legate al gioco d’azzardo, tabacco, prodotti con nicotina o farmaci che richiedono prescrizione medica.
Perché proprio la dicitura “IN ELENCO AGCOM”
Nelle istruzioni applicative l’Autorità ha preteso un testo univoco per garantire immediata riconoscibilità. Formule creative come “iscritto ad AGCOM”, “profilo certificato” o “influencer registrato” non sono conformi: la formula esatta deve rimanere testualmente visibile nella bio del profilo.
Per i personaggi generati tramite intelligenza artificiale o avatar virtuali, l’indicazione deve specificare “SOGGETTO VIRTUALE IN ELENCO AGCOM”, evitando equivoci sull’identità reale di chi appare sullo schermo.
Chi supera i parametri ed elude l’adempimento o viola i principi di trasparenza pubblicitaria e protezione dell’utenza rischia sanzioni amministrative pecuniarie che partono da diverse migliaia di euro e possono arrivare, nei casi più gravi o reiterati, a centinaia di migliaia di euro, fino all’ordine di rimozione o sospensione delle attività.
9. DOMANDE FREQUENTI
“In elenco AGCOM” e spunta blu di Instagram sono la stessa cosa?
No. La spunta blu è un servizio erogato dalla piattaforma Meta per attestare l’identità o un abbonamento commerciale. L’iscrizione AGCOM è un registro pubblico istituito da un’autorità statale indipendente.
Un creator piccolo può inserire la dicitura liberamente?
Può farlo solo se ha presentato formale domanda di iscrizione all’elenco tramite la procedura web di AGCOM. Scrivere “in elenco AGCOM” in bio senza essere registrati espone a contestazioni per informazioni ingannevoli fornite al pubblico.
La dicitura si applica solo a Instagram?
No. Riguarda i profili aperti su tutti i canali principali di condivisione video e social (tra cui TikTok, YouTube, Facebook, X) gestiti da soggetti che rientrano nelle soglie fissate dall’Autorità.
FONTI UTILIZZATE
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