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La generazione Z vive in uno stato di ansia perenne

VEB Mag 14, 2025

La Generazione Z sta affrontando un’epidemia silenziosa: l’ansia sociale. Secondo recenti studi, i disturbi legati alla sfera sociale sono aumentati del 300% nell’ultimo decennio tra i giovani dai 16 ai 24 anni. Le cause? Un mix pericoloso di iperconnessione digitale, instabilità economica e isolamento pandemico.

La generazione Z vive in uno stato di ansia perenne

Un’impennata globale nei disturbi d’ansia

Dimenticate la timidezza adolescenziale. I dati parlano chiaro: l’ansia sociale è ormai una condizione debilitante per milioni di giovani. Secondo un’analisi condotta dall’Università di Oxford, il rischio di sviluppare disturbi d’ansia aumenta del 47% tra chi trascorre più di 5 ore al giorno sui social media.

«Le interazioni virtuali stanno minando le competenze relazionali faccia a faccia», afferma il terapeuta cognitivo Federico Ferrarese. «Molti ragazzi oggi si percepiscono come NPC, personaggi non protagonisti nella loro stessa vita sociale».

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Un fenomeno che attraversa i confini

La questione è globale. Nel Regno Unito, uno studio del Royal College of Psychiatrists ha rilevato che 1 giovane su 3 prova ansia intensa in contesti sociali, una condizione amplificata dall’isolamento durante la pandemia. «Gli adolescenti sono stati lasciati soli nei momenti chiave dello sviluppo», osserva la dottoressa Elaine Lockhart.

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Nel frattempo, in Turchia, la situazione è altrettanto allarmante: secondo la Turkish Psychiatric Association, il 24% degli studenti universitari ha ricevuto una diagnosi di fobia sociale, mentre oltre 4 milioni di giovani non lavorano né studiano. Lo studio della Konrad-Adenauer-Stiftung rivela che il 73% vorrebbe emigrare, spinto da disillusione e mancanza di prospettive.

«Il senso di impotenza economica sta rinchiudendo i giovani nelle loro case», denuncia la psicologa Carolyne Keenan.


La pandemia ha accelerato un malessere già in crescita

Il Covid-19 ha agito da detonatore. I periodi prolungati di isolamento sociale, lezioni online e restrizioni hanno alterato le dinamiche relazionali in modo profondo. Molti giovani hanno sviluppato una tolleranza sempre più bassa al confronto diretto, e il ritorno alla “normalità” non ha risolto il problema.

Come osservato anche in un rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il disagio mentale tra i giovani è oggi una delle principali minacce al benessere globale, con effetti che si riflettono su carriera, istruzione e salute fisica.


Quali sono le soluzioni?

Gli esperti concordano: intervenire presto è fondamentale. Alcuni approcci efficaci includono:

  • Terapia cognitivo-comportamentale (CBT): considerata uno dei metodi più efficaci per affrontare la fobia sociale.
  • Disintossicazione digitale: ridurre l’uso dei social media può migliorare l’umore e la sicurezza sociale.
  • Supporto scolastico e lavorativo: creare ambienti accoglienti e non giudicanti è cruciale per aiutare i giovani a reintegrarsi.

«Dobbiamo smettere di trattare i giovani come numeri da statistiche e iniziare a fornire loro strumenti concreti per affrontare la vita reale», afferma Elena Pagnini, psicologa clinica e formatrice.


Fonti autorevoli:

  • Oxford University – Digital Media & Mental Health Report
  • Royal College of Psychiatrists – Mental Health in Youth
  • WHO – Global Youth Mental Health Trends
  • Konrad-Adenauer-Stiftung – Gen Z in Turkey
  • National Geographic – Youth Sensitivity and Brain Response

Conclusione

La Generazione Z non è “fragile”: è stata semplicemente travolta da un cambiamento epocale senza strumenti adeguati per affrontarlo. Comprendere le radici del disagio e intervenire con politiche educative e sanitarie mirate è il primo passo per invertire una tendenza che rischia di compromettere il futuro di un’intera generazione.

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