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Lavori a rischio: il futuro secondo l’esperto di IA

Angela Gemito Set 6, 2025

L’intelligenza artificiale è già parte integrante della nostra quotidianità, ma le sue reali conseguenze sul mondo del lavoro sono ancora oggetto di acceso dibattito. Le previsioni di Roman Yampolskiy, informatico di fama mondiale, delineano uno scenario radicale in cui la maggior parte delle professioni attuali potrebbe semplicemente scomparire entro il 2030.

Quali lavori esisteranno ancora nel 2030

La previsione shock: 99% dei lavori sostituiti

Secondo Roman Yampolskiy, professore di Informatica e Ingegneria, l’avvento di un’Intelligenza Artificiale Generale (AGI), ovvero un’IA con capacità cognitive umane, è ormai imminente. Durante una sua recente intervista nel podcast “Diary of a CEO” di Steven Bartlett, l’esperto ha lanciato un avvertimento preciso: questa tecnologia potrebbe portare alla sostituzione del 99% dei posti di lavoro nel giro di soli cinque anni.

Yampolskiy sostiene che i modelli linguistici avanzati sono già capaci di assorbire informazioni, apprendere e replicare compiti complessi, come condurre un’intervista, superando le capacità umane grazie all’analisi di enormi dataset. Persino professioni apparentemente creative, come quella del podcaster, non sarebbero al sicuro.

Quali professioni sopravviveranno all’era dell’IA?

Se quasi tutti i lavori intellettuali e creativi sono a rischio, quali potranno salvarsi? Yampolskiy si mostra cauto. Inizialmente, i lavori che richiedono un grande sforzo fisico potrebbero avere un margine di sopravvivenza, ma si tratterebbe di una tregua temporanea. Lo sviluppo di robot umanoidi, previsto entro un quinquennio, colmerebbe anche questo divario, rendendoli capaci di svolgere praticamente qualsiasi compito manuale.

L’esperto ipotizza che potranno resistere solo quelle nicchie in cui la preferenza per il fattore umano prevarrà sulla pura efficienza. Un esempio citato è quello di un ricco imprenditore che, per tradizione o abitudine, preferisce un contabile in carne e ossa a un software, come nel caso di Warren Buffett.

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Si tratterebbe, secondo Yampolskiy, di una scelta quasi “feticista”, paragonabile all’acquisto di un prodotto artigianale: più costoso e non necessariamente migliore di uno prodotto in serie. Con l’accesso a lavoro cognitivo e fisico quasi gratuito offerto dall’IA, assumere un essere umano diventerà un lusso per pochi.

Le riflessioni di Yampolskiy non sono solo una speculazione tecnologica, ma un invito a ripensare il concetto stesso di lavoro e di valore umano in una società sempre più automatizzata. La transizione potrebbe essere una delle sfide più grandi del nostro tempo.

Per approfondire il dibattito sull’impatto dell’intelligenza artificiale e le sue implicazioni etiche e sociali, è possibile consultare le pubblicazioni di istituti di ricerca e organizzazioni internazionali.

Per saperne di più:

  • World Economic Forum – The Future of Jobs Report
  • AI Index Report – Stanford University
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Tags: intelligenza artificiale lavoro

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