Premere di fretta quel pulsante colorato è ormai un automatismo muscolare. Davanti all’ennesimo banner che blocca la visualizzazione della pagina, il clic su “Accetta tutti” serve quasi sempre a liberare lo schermo, non a manifestare una scelta ponderata.
La risposta breve è rassicurante su un fronte e meno su un altro: un sito web non può accedere alla galleria foto, ai documenti del computer o ai messaggi privati, ma attraverso i cookie di profilazione e gli script di terze parti può ricostruire un profilo dettagliato di interessi, orari di navigazione, posizione approssimativa e abitudini d’acquisto.

Non si tratta di spionaggio informatico nel senso classico del termine, bensì di identificazione commerciale continua. I cookie tecnici, indispensabili per mantenere la sessione attiva o ricordare cosa c’è nel carrello, non pongono problemi di tracciamento invasivo. La partita si gioca sui cookie analitici di terze parti e quelli di profilazione pubblicitaria, che trasformano una visita anonima in un segmento di pubblico catalogato e rivendibile.
I dati che il browser trasmette senza chiedere il permesso
Anche prima di premere qualsiasi tasto sul banner, il browser scambia informazioni basilari con il server per poter mostrare la pagina.
Nel momento in cui la connessione si apre, il server riceve:
- L’indirizzo IP, che fornisce una geolocalizzazione approssimativa a livello di città o area geografica e identifica il fornitore di connettività.
- I dati dello “User-Agent”, cioè modello del dispositivo, sistema operativo, tipo di browser e risoluzione dello schermo.
- La pagina di provenienza (detta referrer), che segnala se l’accesso è arrivato da un link social, da un motore di ricerca o da un altro sito.
Questi parametri servono al server per restituire la versione grafica corretta della pagina, ad esempio adattandola allo schermo di uno smartphone anziché a quello di un monitor desktop. Fin qui, nessuno ha ancora associato la navigazione alla cronologia dei giorni precedenti.
Cosa si attiva dopo il consenso ai cookie di profilazione
Nel momento in cui si accorda il consenso completo, il sito riceve l’autorizzazione a salvare identificatori di testo nel browser e a caricare codice gestito da piattaforme terze, come network pubblicitari e strumenti di analytics.
A questo punto la raccolta dati cambia scala. Il gestore del sito e i partner pubblicitari registrano:
- Le azioni compiute sulla pagina: dove si sofferma il puntatore del mouse, lo scrolling, i testi selezionati e i link cliccati.
- I contenuti visualizzati: quali categorie di prodotti vengono aperte, per quanti secondi e in quale sequenza.
- Lo storico delle conversioni: se un articolo viene aggiunto al carrello o abbandonato prima del pagamento.
La conseguenza meno evidente per chi naviga non riguarda la singola visita, ma la sincronizzazione tra circuiti diversi. Se lo stesso network pubblicitario è presente sia sul blog di notizie sia sul negozio di scarpe visitato mezz’ora prima, l’identificatore univoco assegnato al browser collega i due passaggi. È la ragione per cui la ricerca di una valigia genera banner di bagagli da stiva su dieci siti differenti per l’intera settimana successiva.
I limiti tecnici: cosa un sito non può toccare
Spesso la gestione della privacy viene accompagnata da timori ingiustificati. Il browser web opera all’interno di un ambiente isolato (la cosiddetta sandbox), progettato per impedire ai siti di dialogare direttamente con il sistema operativo del dispositivo.
Anche accettando ogni voce presente sul banner, il sito web non può:
- Leggere file, foto o cartelle salvate sul dispositivo;
- Accedere a microfono, webcam o posizione GPS precisa senza una richiesta esplicita a comparsa a livello di browser;
- Scoprire le password salvate nel gestore credenziali;
- Leggere i cookie salvati da altri siti al di fuori dei domini autorizzati o dei network pubblicitari condivisi.
I cookie non contengono codice eseguibile: non possono installare virus, non infettano il sistema e non trasferiscono malware da soli. Il rischio non è l’intrusione nel dispositivo, ma la perdita di riservatezza sulle proprie preferenze di consumo e di lettura.
Il “fingerprinting”: quando i cookie non bastano più
Negli ultimi anni l’industria del tracciamento ha sviluppato sistemi alternativi per aggirare le restrizioni sui cookie di terze parti implementate dai moderni browser. Uno dei meccanismi più sofisticati è il device fingerprinting.
Questa tecnica interroga il dispositivo su una combinazione di variabili minime: i font installati a livello di sistema, i driver grafici attraverso istruzioni WebGL, la configurazione audio e le impostazioni del fuso orario. Preso singolarmente ogni parametro è insignificante, ma combinato genera una firma quasi univoca, capace di riconoscere lo stesso utente anche se i cookie vengono cancellati regolarmente.
A differenza dei cookie, che risiedono fisicamente nella memoria del browser e possono essere rimossi con due clic, l’impronta digitale del dispositivo non può essere semplicemente “svuotata”, richiedendo protezioni specifiche integrate nei browser orientati alla privacy.
Due impostazioni pratiche per ridurre il tracciamento senza bloccare la navigazione
Non serve navigare rinunciando a qualsiasi comodità per limitare la profilazione di massa. Un paio di accorgimenti riducono drasticamente l’accumulo di dati senza rompere il funzionamento dei siti:
- Rifiutare i cookie non necessari con il comando dedicato: le linee guida emanate dal Garante per la Protezione dei Dati Personali impongono che sui siti italiani ed europei il pulsante per chiudere il banner senza accettare (spesso la “X” in alto a destra o la voce “Rifiuta”) sia visibile e facile da usare tanto quanto il tasto “Accetta”. Chiudere il banner con la “X” equivale a rifiutare i tracker pubblicitari mantenendo attivi solo i cookie tecnici.
- Attivare la protezione anti-tracciamento avanzata nel browser: browser come Firefox, Safari e le versioni recenti di Edge includono impostazioni native per bloccare i cookie di tracciamento intersito e partizionare lo storage locale, impedendo a un network pubblicitario di collegare la navigazione tra piattaforme distinte.
DOMANDE FREQUENTI
La navigazione in incognito impedisce ai siti di registrarmi con i cookie?
La modalità anonima impedisce al browser di salvare cronologia e cookie sul dispositivo al termine della sessione. Tuttavia, per tutta la durata della finestra anonima, i siti possono comunque associare le azioni compiute durante quella specifica sessione. Quando la finestra viene chiusa, i cookie vengono eliminati, azzerando il profilo locale.
Cancellare la cache elimina anche i cookie?
No, la cache memorizza file temporanei come immagini e fogli di stile per velocizzare il caricamento delle pagine. I cookie sono file di testo contenenti dati di autenticazione e identificativi: per rimuoverli occorre selezionare espressamente l’opzione “Cookie e altri dati dei siti” nelle impostazioni di pulizia del browser.
FONTI UTILIZZATE
- Garante per la Protezione dei Dati Personali – Linee guida cookie e altri strumenti di tracciamento (provvedimento n. 231 del 10 giugno 2021).
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