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Cosa serve per sposarsi in comune da divorziati

Angela Gemito Ott 9, 2025

Quando una storia d’amore finisce, e si torna alla libertà, risposarsi è un passo importante. Se siete divorziati e sognate le seconde nozze con rito civile in Italia, è fondamentale sapere esattamente cosa serve per sposarsi in Comune da divorziati. L’iter è snello, ma ci sono alcuni requisiti chiave e documenti specifici da non sottovalutare.

coppia felice si tiene per mano di fronte al palazzo di un comune italiano

Il requisito imprescindibile: la certezza dello stato libero

La prima cosa da accertare è che il vostro precedente matrimonio sia stato ufficialmente sciolto. In Italia, non basta la separazione; è necessario il divorzio.

  • Sentenza di Divorzio Definitiva: La vostra precedente unione deve essere stata sciolta con una sentenza di divorzio passata in giudicato (cioè non più appellabile), o con un accordo di divorzio concluso in Comune o tramite negoziazione assistita dagli avvocati. La data del “passaggio in giudicato” o della sottoscrizione dell’accordo è cruciale, poiché da quel momento siete legalmente “stato libero”.
  • Annotazione sull’Atto di Matrimonio: Il Comune deve aver già annotato il divorzio sull’atto di matrimonio precedente. Solitamente, è la Cancelleria del Tribunale (o l’Ufficiale di Stato Civile/Avvocati in caso di procedure semplificate) a trasmettere la comunicazione. Se questo passaggio manca, la nuova procedura di matrimonio non può iniziare.

I documenti necessari per le nuove nozze

Una volta verificato lo stato libero, la procedura per le pubblicazioni di matrimonio (il passaggio obbligatorio in Italia) segue l’iter standard, con l’aggiunta di alcuni elementi che attestano il divorzio.

Ecco cosa dovrete portare con voi per la richiesta delle pubblicazioni all’Ufficio di Stato Civile del vostro Comune di residenza (o di uno dei due futuri sposi):

  1. Documento d’Identità e Codice Fiscale: Dei futuri sposi, ovviamente, in corso di validità.
  2. Richiesta di Pubblicazione: Spesso è un modulo fornito dal Comune stesso, che attesta la vostra volontà di sposarvi.
  3. Certificato Integrale di Matrimonio (con annotazione): Questo documento, richiesto al Comune dove è stato celebrato il matrimonio precedente, deve riportare l’annotazione ufficiale dell’avvenuto divorzio. Questa è la prova principale che dimostra il vostro attuale stato libero.
  4. Autocertificazioni: Potrebbe essere richiesta l’autocertificazione dello stato libero e di residenza (anche se molti Comuni acquisiscono i dati d’ufficio).

Importante: Nella maggior parte dei casi, l’Ufficio di Stato Civile acquisisce d’ufficio i documenti necessari (come l’estratto dell’atto di matrimonio e il certificato di residenza), soprattutto se il precedente matrimonio era stato celebrato in Italia. Tuttavia, chiedere conferma al proprio Comune è sempre la scelta più prudente per evitare ritardi.

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La procedura in Comune, passo dopo passo

  1. Richiesta di Pubblicazioni: Entrambi i futuri sposi (o un loro procuratore speciale) si presentano all’Ufficio di Stato Civile per avviare la pratica. Vengono raccolti i documenti e verificate le condizioni legali (ad esempio, l’assenza di impedimenti).
  2. Affissione: L’atto di pubblicazione viene affisso all’Albo Pretorio online del Comune per otto giorni consecutivi più tre giorni per eventuali opposizioni. Questo adempimento, previsto dal Codice Civile (art. 93 e ss.), ha un costo di marche da bollo da 16,00€ (una se entrambi residenti nello stesso Comune, due se residenti in Comuni diversi).
  3. Nulla Osta alla Celebrazione: Se non ci sono opposizioni, l’Ufficiale rilascia un’attestazione (il nulla osta) che autorizza il matrimonio. La celebrazione deve avvenire entro 180 giorni da questa data, altrimenti la procedura decade e bisogna ricominciare.
  4. Celebrazione: Potrete fissare la data della cerimonia civile con l’Ufficiale di Stato Civile.

Un esempio pratico: Se vi siete sposati a Firenze, avete divorziato a Milano e ora vivete a Roma, l’Ufficiale di Stato Civile di Roma contatterà Firenze per l’atto di matrimonio con l’annotazione di divorzio. Il tempo è essenziale, quindi avviare le verifiche con anticipo è cruciale.


FAQ – Domande frequenti sul matrimonio da divorziati

Il divorzio ottenuto all’estero è valido per sposarsi in Italia?

Sì, ma prima di procedere in Comune, la sentenza di divorzio straniera deve essere riconosciuta e trascritta nei registri di Stato Civile italiani. Questo processo, complesso e variabile a seconda del Paese (ad esempio, per i Paesi UE si applicano Regolamenti specifici), deve essere completato e l’annotazione apposta sull’atto di matrimonio italiano prima di poter avviare le pratiche per le nuove nozze.

Quanto tempo si deve attendere dopo il divorzio per risposarsi?

Dal punto di vista della legge italiana, non esiste un periodo di attesa dopo l’emissione della sentenza di divorzio o la formalizzazione dell’accordo di scioglimento del matrimonio (L. 898/1970). Una volta che il divorzio è definitivo e annotato, si è immediatamente liberi di risposarsi. L’unico vincolo temporale è quello dei 180 giorni di validità delle pubblicazioni di matrimonio.

Cosa succede se la donna divorziata è incinta?

Il Codice Civile (art. 89) prevede una cautela specifica: la donna non può contrarre un nuovo matrimonio se non sono trascorsi 300 giorni dallo scioglimento, dall’annullamento o dalla cessazione degli effetti civili del precedente matrimonio. Questa attesa si chiama lutto vedovile e serve a escludere la paternità del precedente marito. Tuttavia, si può richiedere un’autorizzazione al Tribunale se è accertato che non è incinta o se il matrimonio è stato sciolto da oltre 300 giorni.

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Tags: divorzio matrimonio in comune

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