Una carta raffigura uno scheletro, un’altra mostra una torre colpita da un fulmine. A prima vista sembrano immagini che annunciano qualcosa di terribile. Eppure, nella lettura tradizionale dei tarocchi, la Morte può rappresentare una trasformazione e la Torre un cambiamento improvviso delle proprie certezze.
È proprio questo uno degli aspetti più interessanti dei tarocchi: il significato di una carta non coincide necessariamente con ciò che mostra l’immagine. Per interpretarla bisogna considerare il simbolismo, la domanda posta e il rapporto con le altre carte estratte.

Leggere i tarocchi significa quindi utilizzare un sistema di simboli e associazioni tradizionali per costruire un’interpretazione. Si comincia formulando una domanda, mescolando il mazzo, estraendo una o più carte e osservandone il significato in relazione alla posizione occupata. È una pratica divinatoria, ma non esistono prove scientifiche che permetta di prevedere il futuro.
Cosa bisogna conoscere prima di leggere i tarocchi?
Un mazzo tradizionale comprende 78 carte, suddivise in 22 Arcani Maggiori e 56 Arcani Minori. Questa struttura è il punto di partenza per comprendere il linguaggio simbolico utilizzato nelle letture.
Gli Arcani Maggiori rappresentano figure, situazioni e grandi temi dell’esperienza umana. Tra i più conosciuti ci sono il Matto, la Papessa, gli Amanti, la Ruota della Fortuna, la Morte e il Mondo.
Nelle interpretazioni moderne vengono spesso associati a cambiamenti importanti, scelte personali, conflitti interiori e passaggi da una fase della vita a un’altra.
Gli Arcani Minori, invece, sono organizzati in quattro semi:
- Coppe: emozioni, affetti, relazioni e sensibilità.
- Spade: pensieri, conflitti, decisioni e difficoltà.
- Bastoni: iniziativa, energia, creatività e azione.
- Denari: lavoro, risorse materiali, stabilità e questioni pratiche.
Ogni seme comprende dieci carte numerate, dall’Asso al Dieci, e quattro figure: Fante, Cavaliere, Regina e Re.
Queste associazioni appartengono alla tradizione interpretativa dei tarocchi. Non sono significati universali o scientificamente dimostrati e possono cambiare leggermente secondo il mazzo utilizzato.
Come si leggono le carte dei tarocchi per la prima volta?
Per iniziare non occorrono rituali complicati, candele o particolari condizioni ambientali. Sono sufficienti un mazzo, un posto tranquillo e qualche minuto per osservare le immagini senza distrazioni.
Uno dei mazzi più adatti a chi comincia è il Rider-Waite-Smith, pubblicato per la prima volta nel 1909 e illustrato da Pamela Colman Smith. La particolarità di questo mazzo è la presenza di scene figurative anche sugli Arcani Minori, che aiutano a interpretare le carte attraverso i dettagli visivi.
Il suo ruolo nella storia dei tarocchi è documentato dal Victoria and Albert Museum di Londra.
La prima lettura in cinque passaggi
- Formula una domanda precisa. Meglio chiedersi «Quali aspetti dovrei considerare prima di cambiare lavoro?» anziché «Cosa mi succederà nella vita?».
- Mescola le carte. Non esiste un numero obbligatorio di mescolamenti né un procedimento universalmente riconosciuto.
- Estrai una o più carte. Per iniziare, una lettura con tre carte permette di esercitarsi senza dover interpretare troppe informazioni.
- Osserva le immagini. Considera personaggi, gesti, oggetti, colori e situazioni rappresentate, confrontandoli con il significato tradizionale.
- Collega le carte alla domanda. Cerca un’interpretazione coerente, senza trasformare ogni simbolo in una previsione letterale.
Il passaggio più delicato è l’ultimo. Conoscere il significato di una carta non basta: bisogna capire quale ruolo assume nella lettura.
La stessa carta può suggerire riflessioni differenti a seconda che riguardi una relazione, una scelta professionale o una situazione personale.
Come funziona la stesa a tre carte?
La stesa è la disposizione delle carte sul tavolo. Ogni posizione riceve un significato stabilito prima dell’estrazione, che orienta l’interpretazione.
Per chi comincia, una delle disposizioni più semplici è quella a tre carte.
Schema illustrativo di una stesa a tre carte: le posizioni vengono definite prima di estrarre le carte.
Immaginiamo di voler riflettere su una decisione lavorativa.
La prima carta è il Matto, tradizionalmente associato a nuovi inizi, libertà e possibilità ancora inesplorate. Potrebbe rappresentare il desiderio di intraprendere una strada diversa.
La seconda è il Due di Spade, spesso collegato all’indecisione o alla difficoltà di scegliere tra alternative. In questa posizione suggerirebbe un ostacolo legato all’incertezza.
La terza è il Mago, simbolicamente associato all’iniziativa e alla capacità di utilizzare le risorse disponibili. Potrebbe invitare a valutare concretamente le proprie competenze.
Il risultato non è la previsione di un nuovo lavoro. È una lettura simbolica che mette in relazione desiderio di cambiamento, indecisione e possibilità di agire.
Questa distinzione aiuta a evitare interpretazioni troppo rigide, soprattutto quando una persona cerca risposte a questioni importanti.
Perché la carta della Morte non significa necessariamente morire?
È probabilmente uno degli esempi più efficaci per comprendere il linguaggio dei tarocchi.
La carta della Morte, contrassegnata dal numero XIII nel sistema Rider-Waite-Smith, mostra uno scheletro armato che avanza su un cavallo.
Nell’interpretazione simbolica moderna, però, è spesso associata alla fine di una fase, al distacco da qualcosa e alla trasformazione.
Può rappresentare la chiusura di un rapporto, il superamento di un’abitudine o un cambiamento personale, senza implicare una morte fisica.
Un discorso simile riguarda altre carte dall’aspetto inquietante.
La Torre, raffigurata mentre viene colpita da un fulmine, viene frequentemente interpretata come la rottura di una situazione apparentemente stabile. Il Diavolo può essere collegato a dipendenze, vincoli o comportamenti dai quali è difficile liberarsi.
Anche una carta generalmente considerata positiva, come il Sole, non garantisce automaticamente felicità o successo.
Nessuna carta costituisce una prova che un determinato evento accadrà. Il suo significato resta legato a una convenzione interpretativa.
Le carte rovesciate cambiano significato?
Alcuni metodi di lettura distinguono tra carte dritte e rovesciate, cioè estratte con l’immagine capovolta rispetto al lettore.
Secondo determinate scuole, una carta rovesciata può rappresentare un significato attenuato, ostacolato oppure rivolto verso l’interiorità.
Per esempio, il Mago diritto viene spesso associato all’iniziativa e alla capacità di agire. Rovesciato, in alcune interpretazioni, può indicare difficoltà nell’utilizzare le proprie risorse o mancanza di chiarezza nelle intenzioni.
Non esiste però una regola condivisa da tutte le tradizioni.
Alcuni lettori non utilizzano affatto le carte rovesciate e interpretano le possibili difficoltà attraverso la domanda e le combinazioni presenti nella stesa.
Per un principiante è perfettamente possibile leggere soltanto carte dritte. L’aspetto più utile è scegliere un metodo coerente prima di cominciare, anziché cambiarlo ogni volta che compare una carta difficile da interpretare.
L’errore che rende una lettura poco chiara
Supponiamo che una persona chieda ai tarocchi se riceverà una telefonata importante.
Estrae una carta e non trova la risposta desiderata. Mescola nuovamente, ripete la domanda e continua finché non compare un simbolo apparentemente favorevole.
Questo procedimento introduce un problema: la lettura non segue più una regola stabilita, ma viene modificata in funzione del risultato che si spera di ottenere.
È un comportamento che può favorire il cosiddetto bias di conferma, la tendenza a dare maggiore peso alle informazioni compatibili con le proprie aspettative.
Un altro limite riguarda le domande troppo vaghe. Chiedere «Sarò felice?» lascia spazio a interpretazioni quasi illimitate, mentre una domanda circoscritta permette almeno di riflettere su una situazione identificabile.
Può essere utile annotare la domanda, le carte estratte e l’interpretazione iniziale prima di consultare un manuale. Confrontare successivamente le annotazioni aiuta a distinguere ciò che si era effettivamente interpretato da ciò che viene attribuito alle carte a posteriori.
Questo non rende la divinazione scientificamente affidabile, ma rende più trasparente il proprio modo di interpretare i simboli.
I tarocchi erano davvero nati per prevedere il futuro?
Qui emerge una curiosità storica che contrasta con l’immagine attuale dei tarocchi.
I primi tarocchi non nacquero come strumento per predire il futuro, ma come carte da gioco.
Secondo la ricostruzione del Metropolitan Museum of Art, i mazzi utilizzati nell’Italia del Quattrocento comprendevano carte appartenenti ai quattro semi tradizionali, insieme a trionfi e a una figura speciale, il Matto.
Queste carte venivano utilizzate in giochi nei quali i trionfi avevano una funzione paragonabile a quella delle carte di briscola.
L’associazione con la divinazione si sviluppò diversi secoli dopo, soprattutto a partire dalla fine del Settecento, per consolidarsi nell’Ottocento insieme alla diffusione delle interpretazioni occultistiche.
Anche l’idea di un’origine nell’antico Egitto, ripetuta in alcune tradizioni esoteriche, non è sostenuta da prove storiche.
Il simbolismo dei mazzi oggi utilizzati deriva quindi da un lungo processo di trasformazione culturale, artistica e religiosa, non da un unico sistema immutato fin dall’antichità.
Si può imparare a leggere i tarocchi senza credere nella divinazione?
Sì. Non è necessario attribuire alle carte poteri soprannaturali per studiarne le immagini, la storia e il linguaggio simbolico.
Una persona può utilizzare i tarocchi come esercizio narrativo o come spunto per riflettere su un problema. Un’immagine può suggerire una domanda che non era stata presa in considerazione, oppure aiutare a descrivere emozioni difficili da esprimere.
Questo uso personale va distinto dalla pretesa che le carte rivelino fatti nascosti o conoscano eventi futuri.
Le interpretazioni possono risultare particolarmente convincenti quando sono abbastanza generali da adattarsi a molte situazioni. È uno dei motivi per cui bisogna evitare di confondere la sensazione che una lettura sia pertinente con una dimostrazione della sua accuratezza.
Per la stessa ragione, una stesa non dovrebbe sostituire informazioni verificabili, valutazioni mediche, consulenze finanziarie o decisioni importanti basate su elementi concreti.
Come esercitarsi e riconoscere i propri progressi
Per imparare non serve memorizzare subito tutti i significati delle 78 carte.
Un esercizio semplice consiste nell’estrarre una carta al giorno, osservarla e scrivere tre elementi: ciò che raffigura, il suo significato tradizionale e una possibile interpretazione riferita a una situazione concreta.
Dopo aver consultato il manuale del mazzo, si possono confrontare le associazioni personali con quelle proposte dall’autore.
Quando le singole carte diventano più familiari, si può passare a una stesa a tre carte, cercando di costruire un collegamento sensato tra le immagini senza forzare una storia a tutti i costi.
Il progresso non si misura dal numero di previsioni apparentemente riuscite, ma dalla capacità di conoscere il sistema simbolico, distinguere le interpretazioni dalle informazioni verificabili e riconoscere quando si sta attribuendo alle carte un significato che non avevano inizialmente suggerito.
Una carta può contenere molti simboli, ma non deve necessariamente contenere una risposta. A volte la parte più interessante della lettura è proprio la domanda che quell’immagine porta a formulare.
DOMANDE FREQUENTI
Bisogna farsi regalare il primo mazzo di tarocchi?
No. La convinzione che il primo mazzo debba essere ricevuto in regalo appartiene ad alcune tradizioni e credenze, ma non esiste una regola universalmente valida. Si può acquistare autonomamente un mazzo.
È necessario purificare le carte prima di utilizzarle?
Non è necessario. Alcune pratiche esoteriche prevedono rituali di purificazione con incenso o altri oggetti simbolici, ma non esistono evidenze che questi rituali modifichino la capacità delle carte di fornire informazioni.
Si possono leggere i tarocchi a se stessi?
Sì. È possibile effettuare una lettura personale, ricordando che desideri, paure e aspettative possono influenzare l’interpretazione. Annotare la lettura prima di riconsiderarla può aiutare a riconoscere questi condizionamenti.
FONTI UTILIZZATE
1. Victoria and Albert Museum – A history of tarot cards. Utilizzato per la struttura dei mazzi, l’origine storica, il simbolismo dei semi, l’evoluzione della cartomanzia e la storia del Rider-Waite-Smith.
Victoria and Albert Museum – Storia dei tarocchi
2. The Metropolitan Museum of Art – Before Fortune-Telling: The History and Structure of Tarot Cards. Utilizzato per ricostruire l’origine ludica dei tarocchi, la struttura storica del mazzo e la successiva associazione con l’occultismo.
The Metropolitan Museum of Art – History and Structure of Tarot Cards
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