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Chernobyl: Gli scienziati non si spiegano alcuni misteri

VEB Mar 12, 2024

Quasi quarant’anni dopo il catastrofico incidente nucleare di Chernobyl, un evento che ha lasciato un’impronta indelebile nella storia a causa delle sue devastanti conseguenze, la comunità scientifica sta ancora scoprendo fatti stupefacenti all’interno dell’area interdetta.

Chernobyl Gli scienziati non si spiegano alcuni misteri
Foto@Pixabay

Questo incidente, verificatosi nel 1986 nella centrale nucleare di Chernobyl, ha causato una massiccia esplosione risultando nell’unico incidente nucleare classificato al livello più elevato di gravità, sette, sulla scala internazionale degli eventi nucleari, un infame traguardo condiviso soltanto con il disastro di Fukushima del 2011 in Giappone.

In seguito a questo evento, fu intrapresa un’operazione di emergenza di vasta portata che mobilitò oltre mezzo milione di individui nel tentativo di limitare la diffusione della contaminazione radioattiva e minimizzare l’impatto sull’ambiente circostante. Venne stabilita una zona di esclusione, precludendo l’accesso alla popolazione entro un perimetro di 10 chilometri dalla centrale. Con il passare del tempo, l’area ha assistito a un fenomeno di riconquista naturale, con una flora e fauna fiorenti in mezzo alle rovine delle strutture umane.

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Recentemente, uno studio effettuato da ricercatori della New York University (NYU) ha rivelato dati inattesi sulla capacità di adattamento di alcune forme di vita all’esposizione prolungata alle radiazioni. Inaspettatamente, il lavoro di ricerca ha dimostrato che certe specie presenti all’interno della zona di esclusione di Chernobyl non solo sono sopravvissute ma si sono evolute per prosperare in un ambiente altamente radioattivo.

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Lo studio, focalizzato su una particolare specie di nematode denominata oschieus tipulae, comune nel terreno, è stato guidato dal post-doc Sophia Tintori. Questi nematodi, con il loro semplice patrimonio genetico e rapidi cicli riproduttivi, sono stati selezionati come soggetti ideali per osservare gli effetti transgenerazionali delle radiazioni. Il team di Tintori ha raccolto campioni di questi vermi all’interno della zona di esclusione nel 2019 per sottoporli ad analisi presso la NYU. La lussureggiante vegetazione che ricopre la zona ha stimolato l’interesse verso la possibile tolleranza delle specie locali alle radiazioni. Tintori, colpita dalla vitalità dell’area, ha cercato di esplorare la resistenza di queste forme di vita alle condizioni estreme.

La tecnica di crioconservazione utilizzata per i campioni raccolti permette di conservare gli organismi per studi futuri senza alterarne l’evoluzione, una metodologia evidenziata da Matthew Rockman, professore di biologia alla NYU e principale autore dello studio. Tale approccio garantisce la comparabilità tra campioni provenienti da differenti contesti evolutivi.

Sorprendentemente, l’analisi non ha mostrato danni al DNA dei nematodi causati dalle radiazioni, indicando un’eccezionale resilienza in questi organismi. Tintori ha sottolineato che questo non implica l’assenza di rischi nella zona di Chernobyl, ma piuttosto evidenzia la straordinaria resistenza dei nematodi a condizioni ambientali avverse. Tuttavia, rimangono incertezze riguardo alla durata dell’esposizione dei vermi alle radiazioni, nonché alle loro storie evolutive.

Questo studio non solo getta luce sulla capacità di alcune specie di adattarsi a contesti estremi, ma apre anche nuove prospettive sulla comprensione della sensibilità genetica ai danni e al cancro, offrendo spunti su come diversi organismi reagiscano agli agenti cancerogeni. Mentre le indagini sulla zona di esclusione di Chernobyl proseguono, i risultati ottenuti dalla NYU contribuiscono significativamente alla nostra comprensione di come la vita possa persistere e adattarsi in seguito a disastri provocati dall’uomo.

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