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Il lato oscuro di ChatGPT: cosa succede al tuo cervello quando lo usi per studiare?

Angela Gemito Lug 2, 2025

L’intelligenza artificiale generativa, con strumenti come ChatGPT, sta rivoluzionando il modo in cui lavoriamo e apprendiamo. Ma siamo davvero consapevoli delle implicazioni sul nostro cervello? Un recente studio preliminare, condotto dal MIT Media Lab, solleva interrogativi cruciali, suggerendo che un uso eccessivo di questi modelli linguistici (LLM) potrebbe non solo rallentare il nostro processo di apprendimento, ma anche ridurne la profondità e l’originalità.

Il lato oscuro di ChatGPT

Meno sforzo, meno apprendimento: il “ritardo neurale” di ChatGPT

La ricerca ha coinvolto 54 partecipanti di Boston, tra i 18 e i 39 anni, divisi in tre gruppi per la stesura di saggi. Un gruppo ha usato ChatGPT di OpenAI, un altro il motore di ricerca Google, e il terzo ha lavorato senza alcun supporto. L’attività cerebrale è stata monitorata tramite elettroencefalografia (EEG) in 32 regioni, rivelando dati sorprendenti.

Gli utenti di ChatGPT hanno mostrato il più basso coinvolgimento cognitivo, con un persistente “ritardo a livello neurale, linguistico e comportamentale”. Col tempo, questi partecipanti sono diventati sempre più passivi, spesso limitandosi a copiare e incollare i contenuti generati dall’IA. Questo aspetto è particolarmente allarmante, poiché suggerisce un disimpegno attivo nel processo di pensiero.

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Come sottolinea l’autrice principale dello studio, Nataliya Kosmyna, membro del MIT Media Lab dal 2021, la sua decisione di pubblicare risultati preliminari non ancora sottoposti a revisione paritaria è dettata dall’urgenza di avviare un dibattito pubblico. Il suo timore è che l’introduzione indiscriminata degli LLM nell’istruzione, specialmente per i bambini, possa avere conseguenze disastrose sui cervelli in via di sviluppo, molto più vulnerabili a tali influenze.

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Creatività ed elaborazione: il cervello al lavoro senza AI

I saggi prodotti dal gruppo che ha utilizzato ChatGPT sono stati descritti da due insegnanti di inglese come quasi “senz’anima”, uniformi tematicamente ed espressivamente, con una scarsa originalità.

Al contrario, il gruppo che ha scritto senza assistenza ha mostrato la maggiore attività neurale, in particolare nelle onde cerebrali associate a creatività, memoria ed elaborazione semantica. Questi partecipanti si sono sentiti più coinvolti, curiosi e hanno espresso maggiore soddisfazione per il loro lavoro. Anche il gruppo che ha usato Google ha mostrato una maggiore attivazione cerebrale e soddisfazione, un dato significativo in un’epoca in cui molti tendono a preferire i chatbot alla ricerca tradizionale.


Memoria e “impronta” dell’apprendimento: un confronto rivelatore

Lo studio ha poi testato la memoria e l’apprendimento dei partecipanti. Quando è stato chiesto ai gruppi di riscrivere i loro saggi precedenti, il gruppo che aveva usato ChatGPT inizialmente ha dovuto farlo senza aiuto. I risultati sono stati netti: ricordavano poco di quanto avevano scritto e mostravano deboli onde cerebrali alfa e theta, un’indicazione di scarsa elaborazione della memoria.

Come ha spiegato Kosmyna, “Il compito è stato completato. Potrebbe essere considerato efficiente. Ma, come mostriamo, essenzialmente nulla è stato incorporato nelle reti neurali della memoria“.

La situazione si è ribaltata per il gruppo che inizialmente non aveva usato AI: quando è stato permesso loro di utilizzare lo strumento per riscrivere il saggio, hanno mostrato una connettività cerebrale migliorata in tutte le gamme di frequenza. Questo suggerisce che l’intelligenza artificiale, se utilizzata come supporto e non come sostituto del pensiero critico, può effettivamente migliorare l’apprendimento.


Gli avvertimenti degli esperti: non solo produttività

Gli esperti stanno iniziando a sollevare campanelli d’allarme. Il Dr. Zishan Khan, psichiatra infantile che lavora con bambini e adolescenti, esprime preoccupazione per la crescente dipendenza dall’IA nei compiti scolastici: “L’uso eccessivo dell’LLM può avere conseguenze psicologiche e cognitive indesiderate. Le connessioni che ci aiutano a ricordare, elaborare e costruire resilienza possono indebolirsi.”

È importante notare che la ricerca sugli effetti dell’intelligenza artificiale è ancora nelle sue fasi iniziali. A maggio, uno studio di Harvard ha indicato che l’IA generativa aumenta la produttività, ma può ridurre il coinvolgimento. Parallelamente, il MIT stesso ha preso le distanze da un’altra ricerca di uno dei suoi dottorandi che sosteneva un aumento dell’efficienza lavorativa grazie all’IA.

Questi studi, sebbene preliminari, ci invitano a riflettere criticamente sull’integrazione dell’IA nelle nostre vite, soprattutto in contesti educativi. L’efficienza non sempre coincide con un apprendimento profondo e significativo. Per approfondire gli studi sull’impatto dell’IA sulla cognizione, potete consultare le pubblicazioni del MIT Media Lab e le ricerche sull’IA etica e la neuroscienza cognitiva. Un’analisi più ampia sull’impatto dell’IA sull’apprendimento si trova anche nelle risorse dell’UNESCO.

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Angela Gemito
Angela Gemito
Curiosa per natura e appassionata di tutto ciò che è nuovo, racconto notizie, tecnologia e curiosità per scoprire il mondo con occhi sempre nuovi, un articolo alla volta.
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Tags: cervello chatgpt studio

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