La bisessualità è una realtà più comune di quanto si pensi, non solo tra gli esseri umani ma anche in molte specie di primati. Recenti studi suggeriscono che l’orientamento sessuale sia più fluido di quanto tradizionalmente ritenuto, posizionando la maggior parte delle persone lungo uno spettro piuttosto che in categorie rigide di eterosessualità o omosessualità.

Un Fenomeno in Crescita
Secondo un sondaggio Gallup del 2024, il 4,4% degli adulti americani si identifica come bisessuale. Questo dato diventa ancora più significativo se consideriamo la comunità LGBTQ+, dove oltre la metà (57,3%) delle persone si dichiara bisessuale. Tuttavia, alcuni esperti ritengono che la percentuale reale possa essere ancora più alta, poiché molte persone potrebbero non riconoscere o dichiarare pienamente la propria attrazione per entrambi i sessi.
L’Approccio Scientifico: La Bisessualità come Gamma di Variabilità
Il dottor Jason Hodgson, genetista evoluzionista dell’Anglia Ruskin University di Cambridge, ha proposto una teoria secondo cui la sessualità non è una dicotomia tra eterosessualità e omosessualità, ma un continuum. “Prevedo che la maggior parte delle persone dovrebbe essere bisessuale“, afferma Hodgson, sottolineando che la genetica gioca un ruolo cruciale nel determinare l’orientamento sessuale.
Secondo il ricercatore, i geni che influenzano l’attrazione verso lo stesso sesso sono spesso collegati alla socialità generale. Questo significa che chi ha tendenze bisessuali potrebbe essere più predisposto a costruire relazioni sociali in generale, sia eterosessuali che omosessuali.
La Scala della Bisessualità: Un Modello Numerico
Per spiegare la fluidità dell’orientamento sessuale, Hodgson ha sviluppato un modello numerico che posiziona gli individui su una scala da 0 a 1:
- 0 rappresenta l’eterosessualità esclusiva
- 1 indica l’omosessualità pura
- Qualsiasi valore intermedio rappresenta la bisessualità
Ad esempio, se una persona ha avuto una sola esperienza omosessuale su 100 incontri sessuali totali, il suo valore sarebbe 0,01, rientrando comunque nello spettro bisessuale.
Va sottolineato che un’esperienza bisessuale non implica necessariamente un incontro fisico. Anche una semplice attrazione o eccitazione per una persona dello stesso sesso può essere indicativa di una bisessualità latente.
Bisessualità nel Regno Animale: Il Caso dei Bonobo
Hodgson evidenzia che la bisessualità non è una caratteristica esclusivamente umana. Molti primati, tra cui i bonobo, mostrano comportamenti sessuali fluidi. Uno studio del 2016 ha rivelato che questi primati hanno frequenti interazioni omosessuali, spesso in misura maggiore rispetto a quelle eterosessuali. Questa tendenza sembra avere una funzione sociale: favorire la coesione del gruppo e ridurre i conflitti.
Secondo Hodgson, questa osservazione suggerisce che la bisessualità possa essere una norma biologica piuttosto che un’eccezione, con individui che mantengono sia relazioni omosessuali che eterosessuali nel corso della loro vita.
Genetica e Sessualità: Un Tratto Ereditario?
Un altro aspetto chiave della ricerca di Hodgson è il ruolo della genetica nella determinazione dell’orientamento sessuale. Secondo lo studioso, molti geni lavorano insieme per influenzare le preferenze sessuali, e questi geni sono diffusi nella popolazione.
“I geni che influenzano il comportamento sessuale tra persone dello stesso sesso sono comuni e quasi tutti ne sono portatori, in misura maggiore o minore“, spiega il genetista. Questo significa che, almeno a livello biologico, la bisessualità potrebbe essere più diffusa di quanto si pensasse.
Conclusione
Le ricerche sulla sessualità umana continuano a sfidare le definizioni tradizionali di eterosessualità e omosessualità, suggerendo che la maggior parte delle persone potrebbe rientrare in una zona intermedia dello spettro. Con prove che spaziano dalla genetica al comportamento dei primati, il dibattito sulla bisessualità come norma piuttosto che eccezione è destinato a proseguire.