Secondo un recente rapporto pubblicato dalla Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo (UNCTAD), l’ascesa dell’intelligenza artificiale (IA) è destinata ad avere un impatto significativo sul mercato del lavoro mondiale, interessando potenzialmente fino al 40% delle occupazioni globali. Sebbene questa rivoluzione tecnologica porti con sé opportunità legate alla produttività e alla crescita economica, emergono anche preoccupazioni crescenti legate alla disoccupazione, alla disparità e al rischio di nuove disuguaglianze sociali.

IA e lavoro: tra potenzialità e rischi
Il rapporto evidenzia come le economie avanzate siano meglio attrezzate per trarre vantaggio dall’intelligenza artificiale rispetto ai paesi a basso reddito. La maggiore disponibilità di infrastrutture digitali, capitale e competenze nelle nazioni sviluppate consente una più rapida integrazione delle tecnologie emergenti nei processi produttivi.
Tuttavia, l’automazione avanzata rischia di penalizzare le economie in via di sviluppo, dove il vantaggio competitivo è spesso basato su manodopera a basso costo. In questi contesti, l’adozione dell’IA potrebbe aumentare la disuguaglianza globale e ridurre la competitività dei paesi meno industrializzati.
L’appello dell’ONU: investire nelle persone, non solo nella tecnologia
Rebeca Grynspan, Segretario generale dell’UNCTAD, ha sottolineato la necessità urgente di un accordo globale per la regolamentazione dell’intelligenza artificiale, che metta al centro lo sviluppo umano e non solo l’innovazione tecnologica. “Il progresso tecnologico stimola la crescita, ma da solo non basta a garantire equità e inclusione”, ha dichiarato.
In particolare, Grynspan ha evidenziato l’importanza di spostare l’attenzione dalle tecnologie alle persone, investendo nella formazione e nella riqualificazione professionale per preparare i lavoratori a nuovi ruoli e opportunità create dall’IA.
IA e occupazione: più opportunità nei paesi in via di sviluppo?
Nonostante i rischi, l’UNCTAD ritiene che l’intelligenza artificiale possa anche ampliare la forza lavoro, specialmente nei paesi a basso reddito. Grazie alla nascita di nuovi settori industriali e alla trasformazione di quelli esistenti, l’IA potrebbe generare occupazione aggiuntiva – a patto che si investa in programmi di aggiornamento professionale e sviluppo delle competenze digitali.
Il report sottolinea infine che l’automazione spesso premia il capitale più del lavoro, contribuendo a un sistema in cui le macchine sostituiscono le persone, anziché supportarle. Per questo, diventa fondamentale un approccio bilanciato che tenga conto dell’equità, della sostenibilità e dello sviluppo umano.
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Il rapporto dell’ONU rappresenta un forte richiamo all’azione per governi, istituzioni e imprese. L’intelligenza artificiale può rappresentare una leva straordinaria per la crescita, ma solo se accompagnata da politiche inclusive che mettano al centro le persone.