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La storia dei due astronauti studiati dalla NASA

VEB Apr 6, 2025

Nel 2015 la NASA ha condotto uno degli esperimenti più straordinari nella storia dell’esplorazione spaziale: analizzare gli effetti di una lunga permanenza nello spazio confrontando due soggetti geneticamente identici. I protagonisti? Scott e Mark Kelly, gemelli omozigoti, ex astronauti e membri della Marina degli Stati Uniti.

La storia dei due astronauti studiati dalla NASA

Mentre Scott Kelly trascorreva 340 giorni consecutivi a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS), il fratello Mark rimaneva sulla Terra per fungere da punto di riferimento. Questo confronto senza precedenti ha permesso agli scienziati di studiare con estrema precisione come lo spazio influisce sul corpo umano.

Perché proprio i gemelli? Un’opportunità scientifica unica

Essendo geneticamente identici, i fratelli Kelly rappresentavano un’occasione irripetibile per isolare l’influenza dell’ambiente spaziale da quella genetica. Per quasi un anno, entrambi sono stati sottoposti a esami clinici, analisi del sangue, test cognitivi e sequenziamento genetico.

I risultati? Una serie di scoperte affascinanti su come l’organismo si adatta – e reagisce – a condizioni estreme come la microgravità e l’esposizione a radiazioni cosmiche.

Il sistema immunitario funziona anche nello spazio

Una delle scoperte più incoraggianti riguarda la risposta immunitaria. Prima della missione, entrambi i gemelli hanno ricevuto la stessa vaccinazione. I risultati hanno mostrato che il sistema immunitario di Scott ha risposto esattamente come quello di Mark, dimostrando che i vaccini restano efficaci anche nello spazio. Un dato fondamentale per le missioni future, dove l’accesso a cure mediche sarà limitato.

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Espressione genetica: il DNA nello spazio cambia, ma si adatta

Uno degli aspetti più sorprendenti è stato il cambiamento nell’espressione genetica di Scott. Circa il 7% dei geni si è comportato in modo diverso durante la permanenza nello spazio, probabilmente a causa della radiazione cosmica e della microgravità. Fortunatamente, la maggior parte di queste alterazioni si è normalizzata entro sei mesi dal rientro, confermando la straordinaria capacità del corpo umano di autoripararsi.

Cervello lucido anche tra le stelle

Nonostante lo stress dell’ambiente spaziale, le funzioni cognitive di Scott sono rimaste stabili. I test su memoria, coordinazione e ragionamento non hanno mostrato differenze significative rispetto a Mark. Una notizia rassicurante per chi pianifica missioni a lungo termine: gli astronauti possono restare mentalmente efficienti anche lontano dalla Terra.

Il ritorno sulla Terra: muscoli, ossa e… gravità

Il rientro di Scott, però, non è stato privo di sfide. I suoi muscoli e le ossa si erano indeboliti dopo quasi un anno in assenza di gravità. Il processo di riadattamento ha comportato stanchezza, dolori e difficoltà di equilibrio, sottolineando l’importanza di sviluppare contromisure efficaci per mantenere la salute fisica degli astronauti.

Intestino e dieta nello spazio: una sorpresa positiva

Un dato inaspettato è arrivato dallo studio del microbioma intestinale. Durante la missione, Scott ha mostrato una flora batterica più equilibrata rispetto a quando era sulla Terra. Gli scienziati ipotizzano che la dieta spaziale controllata abbia avuto effetti benefici, anche se temporanei: al ritorno, il microbioma è tornato alla normalità.

Infiammazione e invecchiamento: connessioni sorprendenti

Durante la permanenza nello spazio, sono aumentati i marcatori di infiammazione nel corpo di Scott, un fenomeno simile a quello che avviene con l’invecchiamento. Questo effetto potrebbe essere collegato allo stress ossidativo causato dalle radiazioni. Nonostante ciò, non sono stati riscontrati danni irreversibili, suggerendo che il corpo umano riesce a tollerare condizioni estreme senza conseguenze croniche.

Un’eredità per la medicina spaziale (e terrestre)

Lo studio dei gemelli Kelly ha aperto nuove frontiere per la medicina aerospaziale, ma non solo. Le conoscenze acquisite sul comportamento cellulare e sulle reazioni del corpo umano nello spazio potrebbero offrire applicazioni concrete anche sulla Terra, in ambiti come le malattie legate all’invecchiamento, la riabilitazione e le terapie contro l’immobilità.

Con le missioni Artemis verso la Luna e la preparazione per un futuro viaggio su Marte, questi dati diventano fondamentali per sviluppare protocolli di sicurezza sanitaria per gli astronauti del futuro.


In conclusione

L’esperimento della NASA con i gemelli Kelly non ha solo rivelato come lo spazio cambi il nostro corpo, ma ha confermato anche una straordinaria verità: il corpo umano è più resiliente di quanto si pensasse. Una scoperta che ci avvicina sempre di più al sogno di esplorare nuovi mondi, senza mai perdere di vista la salute degli esploratori del cosmo.

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Tags: astronauti Nasa

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