Mentre in Italia, come in molti paesi dell’Europa e dell’Africa, non è una pratica legale, in moltissimi stati americani è legale la pratica delle madri surrogate, che tramite un vero e proprio contratto, si impegnano a mettere a disposizione il loro utero per mettere al mondo un figlio, dietro naturalmente pagamento di una somma di denaro.
Se questa pratica è utile a poter dare un figlio a chi non può averne, non è certo esente da rischi ed implicazioni di tipo morale, come dimostra la storia che ora vi raccontiamo.
Melissa Cook è una donna di 47 anni della California incinta di 3 gemelli: una madre surrogata che porta in grembo gli ovuli fecondati da un 50enne della Georgia mentre gli ovuli sono di una donatrice.
La donna sta facendo discutere negli Stati Uniti in quanto ha respinto la richiesta di “riduzione selettiva” arrivata dal padre biologico, intentando una causa contro l’uomo.
Secondo la donna le motivazioni del padre biologico sarebbero di natura esclusivamente economica, avendo oltretutto rivisto la sua iniziale decisione di “riduzione selettiva” chiedendo alla donna di abortire completamente, visto che gli era sembrato “crudele” separarli.
Secondo quanto riporta il Washington Post il padre avrebbe detto alla donna di aver valutato l’adozione per uno dei piccoli, ma gli era sembrato crudele separarli e quindi aveva optato per l’aborto.
Sono una madre pro-life e non voglio abortire, stanno andando bene tutti e tre”, ha spiegato l’interessata. La donna, incinta alla 23.ma settimana, dunque si è rivolta alla Suprema Corte di Los Angeles perché ritiene che la legge californiana su questa forma di fecondazione assistita violi i diritti di uguale protezione garantiti dalla Costituzione. “Non considero più gli accordi di maternità surrogata favorevolmente come in passato – ha dichiarato Cook al ‘Washington Post’ – . Ho una profonda empatia per gli uomini che vogliono figli. Tuttavia, ora penso che il concetto di base di questo tipo di accordi vada riesaminato”.