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Alzheimer: La prova che può essere trasmesso da persona a persona

VEB Feb 5, 2024

Cinque individui hanno sviluppato le fasi iniziali della malattia di Alzheimer dopo essere stati trattati con ormoni della crescita derivati da tessuti pituitari di cadaveri, secondo una ricerca condotta da scienziati del Regno Unito che ha suscitato preoccupazione per le caratteristiche di questa patologia devastante.

Alzheimer La prova che puo essere trasmesso da persona a persona
Foto@Pixabay

Pubblicato sulla rivista Springer Nature, lo studio ha investigato il caso di cinque persone che avevano ricevuto trattamenti ormonali durante l’infanzia, in un periodo che va dal 1959 al 1985, periodo durante il quale 1.848 pazienti in UK furono sottoposti a tale terapia. Questi ormoni, estratti dalle ghiandole pituitarie di defunti, avevano lo scopo di promuovere la crescita.

La pratica fu interrotta quando emerse che gli ormoni potevano essere contaminati da prioni, causando la morte per malattia di Creutzfeldt-Jakob (CJD). Gli studiosi hanno ipotizzato che la demenza precoce osservata nei pazienti fosse dovuta alla trasmissione di proteina beta-amiloide, un elemento fondamentale nell’Alzheimer, che forma placche cerebrali.

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Questa ricerca ha segnato la prima dimostrazione di trasmissione interumana dell’Alzheimer. I pazienti, che svilupparono la malattia tra i 38 e i 55 anni, hanno sperimentato un impatto significativo sulle loro vite.

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Uno degli individui, ad esempio, ha iniziato a notare una perdita di memoria all’età di 38 anni, condizione che si è aggravata rapidamente fino a compromettere la sua autonomia.

A 43 anni, le sue condizioni sono peggiorate al punto che non è stato in grado di vivere da solo, richiedendo l’intervento della sorella per la gestione degli affari personali e finanziari e portandolo a un isolamento sociale.

Esami clinici dettagliati hanno rivelato un marcato declino cognitivo, inclusi disturbi del linguaggio, perdita di memoria e rallentamento del processo di pensiero.

John Collinge, autore principale dello studio e direttore dell’Istituto delle Malattie da Prioni presso l’University College di Londra, ha tuttavia sottolineato che questi casi sono estremamente rari e legati a pratiche mediche ora desuete.

Ha inoltre aggiunto che gli ormoni della crescita sintetici utilizzati oggi non presentano rischi di trasmissione della proteina beta-amiloide o dell’Alzheimer.

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